Twin Peaks - Fuoco cammina con me: la recensione
Dopo la fine della serie, Twin Peaks interrompe il suo cammino nel 1992 con il prequel Fuoco Cammina con Me, incentrato sugli ultimi giorni di Laura Palmer
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Potremmo dire che il film si apre addirittura con un bizzarro prequel del prequel, in cui seguiamo due agenti, Desmond e Stanley, che indagano sull'omicidio di Teresa Banks. La loro indagine, tra pochi indizi e riferimenti, lascia spazio al ritorno dopo una lunga scomparsa dell'agente Philip Jeffries, interpretato da David Bowie. Si fanno strada immagini incoerenti dei personaggi della Loggia, e da qui parte una nuova indagine da parte del nostro Dale Cooper, decisamente marginale nel film, che di fatto si interrompe prima ancora di cominciare.
Fuoco cammina con me si rivela ben presto per ciò che è: non un film su Twin Peaks, ma un film su Laura Palmer, intesa come figura fragile e perduta che potrebbe anche provenire da altre storie e altri mondi. Difficile anche non vedere in lei qualcosa della futura Diane Selwyn di Mulholland Drive, inizialmente, come è noto, pensato per essere un pilot di una serie tv. Laura Palmer, interpretata da una Sheryl Lee capace di donare carattere ad ogni riflesso del proprio personaggio, è infine l'ultima e la prima esasperazione di ciò che Twin Peaks e i suoi abitanti rappresentano, il tentativo di soffocare in maschere e apparenze ogni più intimo dolore.
Se un collegamento con Twin Peaks e con la sua mitologia va fatto, questo risiede principalmente in uno scambio improvviso tra Mike, lo spirito che possiede Philip Gerard, e Leland, e infine proprio con Bob nella stanza d'attesa della Loggia Nera. Qui viene dato il nome garmonbozia, una fusione ideale di dolore e tristezza, alla sostanza che gli spiriti bramano di possedere. La stessa che ha le sembianze di una crema di mais e che avevamo visto nella serie originale nell'episodio Coma, nella scena in cui Donna incontrava la signora Tremond e il nipote Pierre.