Un weekend da bamboccioni 2, la recensione
Operazione "per famiglie" in cui si esaltano tutti i valori più tradizionali in una valanga di peti da far invidia al nostro cinema meno originale...
Davanti a Un weekend da bamboccioni e anche a questo sequel è facile chiedersi che senso abbiano film simili, chiedersi cioè non tanto perchè vengano visti (tutto quel che è etichettato come cinema per la famiglia viene visto) ma perchè vi prendano parte attori e comici che da altre parti hanno dimostrato di poter aspirare a qualcosa di diverso e nettamente migliore come freschezza e anche autostima. La risposta l'ha data Salma Hayek, quando la intervistammo per Le Belve, sostenendo che ormai fa solo film molto piccoli o che sono operazioni familiari in cui coinvolge i suoi figli e altri attori i cui figli sono amici dei suoi e possono stare tutti insieme e divertirsi. Verrebbe da chiedere: "E noi?".
Se infatti i figli sono bonariamente blanditi dai padri (che poi fanno le cose peggiori) e le mogli hanno dei momenti per loro, rigorosamente separate per genere e tipo di umorismo (solo nel finale di uniscono), sono invece gli adolescenti (cioè i figli degli altri) ad essere presi letteralmente di mira, ma letteralmente, cioè proprio menati dai più grandi in una grottesca rissa finale.
Nel cinema di Adam Sandler (che è il portabandiera dell'operazione) è da sempre insito un conservatorismo che cresce al suo invecchiare, una rievocazione delle tradizioni familiari americane e una critica dei tempi moderni abbastanza generica, finalizzata più che altro alle ironie più semplici.
Tutto molto interessante per il suo analista. Meno per noi.