Universitari - Molto più che amici, la recensione
Partito con gli amori scolastici, passato per quelli delle 14enni e poi i matrimoni esasperati ora Moccia cerca di riprendere il suo target originale, arrivato oggi all'Università...
Fin dal suo esordio al cinema come sceneggiatore del suo stesso Tre metri sopra il cielo, Federico Moccia è stato eletto a punto di riferimento del brutto, del povero e dell'imbarbarito nel cinema italiano, andando a rappresentare il compagno perfetto per l'altro comune punto di riferimento generico verso il basso: i cinepanettoni. Il primo caratterizzato da una bruttezza che è sinonimo di semplicità per ragazzine, il secondo sinonimo di volgarità per ignoranti.
In realtà dunque Moccia non è certo il peggio. Tre metri sopra il cielo fu un film diretto benissimo da quello che poi si è dimostrato uno dei più equilibrati mestieranti della commedia italiana contemporanea (Luca Lucini) con una storia adolescenziale perfetta che nulla invidia alle precedenti incarnazioni del genere (Sposerò Simon LeBon, Jack Frusciante è uscito dal gruppo), ma lo stesso è servito a molti per posizionare se stessi. Odiarlo a prescindere (rigorosamente senza vederlo) per definirsi tenutario di una cultura "superiore".
Di certo negli anni il passaggio alla regia non ha giovato ai film di Moccia, non solo scritti senza la precisione adolescenziale del primo ma diretti senza nemmeno un briciolo del rigore e dell'abilità di Lucini, dimostrando semplicemente di non essere all'altezza del ruolo nè di impegnarsi per arrivarci.
Universitari, lo si capisce immediatamente, è un tentativo di intercettare il target d'elezione di Tre metri sopra il cielo (oggi arrivato all'età da università) che dimentica qualsiasi struttura fissa del passato per darsi alla commedia corale spensierata con l'usuale commistione di tradizionale e moderno: personaggi che ostentano modernità (con quel che dicono e come lo dicono, con gli oggetti che usano e come li usano) presi in storie che potrebbero essere state l'ossatura di un film di Totò.
Universitari però è anche uno dei peggiori film della stagione in assoluto, sciatto, piatto e privo di qualsiasi caratteristica filmica, privo di complessità e anche solo di una coerenza interna. Tutto nella storia dei 5 amici/coinquilini fa acqua, tutto sembra girato su un set televisivo, tutto sembra scritto senza la minima cognizione di come funzionino i meccanismi del racconto al cinema (là dove Tre metri sopra il cielo invece sguazzava, nella riproposizione perfetta di dinamiche narrative eterne).
Intollerabile dall'inizio alla fine e comunque condito da momenti di stupidità ai limiti del surreale, Universitari appare come il grado zero del cinema. Che poi nel film il protagonista sia uno studente del centro sperimentale e che, sempre nella storia, presenti il suo lavoro di fine anno (un film nel film) messo in scena con molte caratteristiche di Universitari per essere lodato dalla vecchia guardia del cinema, dai baroni, nonostante non sia un film "con gli immigrati" come hanno fatto i suoi compagni è veramente una pretesa di autolegittimazione culturale che meriterebbe solo disprezzo ma scatena unicamente pietà.