Venezia 70: Harlock: Space Pirate 3D, la recensione
Arriva la prima versione in CG (e in 3D) di Capitan Harlock ma la sorpresa meno attesa è quanto il personaggio rimanga sullo sfondo, come un mito da guardare da lontano...
Il look è quello inaugurato dal Final fantasy del 1998 e continuamente sfruttato dalla molta animazione in CG che esce dal Giappone e arriva da noi direttamente in DVD, con forse un po' più di gusto e grandeur nelle scene spaziali (c'è una prima battaglia in cui vediamo il capitano al timone che è davvero molto bella e riuscita) e un 3D non stupido, mentre lo storytelling è pieno di quei difetti che riconosciamo al cinema nipponico.
La storia di Space Pirate: Captain Harlock è infatti raffazzonata, lunga e confusa, intrisa dei soliti temi (traumi passati, apocalisse, rinascita della natura, palingenesi, senso di colpa, fratricidio...) e di quella coolness alla giapponese che è un'esasperazione stilizzata del suo corrispettivo occidentale.
E' insomma un film di mantelli che svolazzano e ralenti questo in cui Capitan Harlock è più mito che personaggio.
Sembra che l'interesse di Aramaki fosse fare una space opera più che un film su Harlock, cosa abbastanza evidente dai tantissimi richiami di trama e visivi a Guerre Stellari (tutti presi esclusivamente da Episodio IV).