Venezia 70: Night moves, la recensione
Night Moves di Kelly Reichardt è talmente freddo, talmente distaccato, talmente algido che alla fine è insostenibile e non coinvolge più...
Attivisti ambientalisti, frustrazione, senso di impotenza e l'idea di fare qualcosa di concreto, far esplodere una diga che crea problemi all'ambiente.
Purtroppo però Night Moves non si presenta come Il buco di Becker, cioè come una cronaca quasi documentaristica di un piano prima elaborato e poi messo in atto che lascia trasparire di colpo il coinvolgimento emotivo, ma più come un lavoro sbilanciato che prima pare non occuparsi dei protagonisti e poi ne tira dentro i problemi, le insicurezze e le emozioni in maniera forzata.
Non aiuta inoltre la direzione degli attori, molto carichi nei loro ruoli, specie Jesse Eisenberg, che interpreta il suo protagonista come se gli fosse stato detto di apparire costantemente incerto e innaturalmente gelido.
Il motivo per il quale Night Moves è un brutto film poco riuscito è che si schifa di fronte all'idea di agitare i suoi protagonisti, non pare amare il racconto che fa e nel prendere le distanze (cosa buona e giusta) si allontana troppo, al punto che nulla pare interessante e anche quel che dovrebbe stupire suona noioso.