Victoria, la recensione
Storia clamorosa dai risvolti criminali, ambientazione mattutina e pianosequenza unico, Victoria è una folgorazione
Non è però il caso di Victoria, che del piano sequenza unico che lo anima fa il miglior utilizzo che abbiamo mai visto (tanto da valere al suo operatore, Sturla Brandth Grøvlen, il primo nome nei titoli di coda), in una storia che avrebbe funzionato lo stesso anche senza ma che realizzata in questa maniera diventa un perverso viaggio assieme al tempo.
Infatti, nonostante quest’inizio folgorante, tutto parole e passeggiate in una città deserta, scalate clandestine fino ai tetti di un palazzo e una dimostrazione di abilità al pianoforte che suggerisce altre vite nel loro passato, Victoria è in realtà un film criminale, in cui l’arrivo del genere sconvolge tutto. La maniera in cui una vita ordinaria in sole due ore possa diventare una vita criminale, non solo è gestita benissimo, con una plausibilità impeccabile (va sempre tenuto conto che stiamo guardando un film), ma è anche il cuore di tutto. In Victoria è facile e godurioso perdersi dietro alla protagonista e alla sua parabola, dietro ad un intreccio che quando si tende diventa inestricabile o ancora dietro alla maniera in cui Laia Costa e Frederick Lau interpretano i propri personaggi (veri coautori del film essendo la sceneggiatura di sole 12 pagine e la gran parte dei dialoghi improvvisati), ma Sebastian Schipper è sempre bravo a rimettere al centro di tutto il tempo.
Toccando alcuni dei paesaggi urbani più ordinari in assoluto che, trasfigurati dalla storia, dalla fotografia (di impressionante qualità considerato il virtuosismo alla base di tutto) e dai movimenti di macchina diventano pura astrazione filmica, quel che Victoria mette in scena effettivamente è lo scorrere di quelle due ore. Pur non essendo certo il primo film che ambienta la propria trama nella medesima durata del film che la racconta, è forse il più efficace nel renderne la brevità. Quanto poco durino due ore nella vita delle persone, quanto ognuno dei momenti di questi 120 minuti possa contare, quanto poco serva per generare nelle nostre vite un cambiamento, un sentimento, una presa di coscienza o uno sconvolgimento. Per un miracolo che è solo frutto di vera capacità, il massimo della contrazione temporale diventa una pianura sconfinata da esplorare, una in cui crescono e fioriscono sensazioni e sentimenti che altrove necessitano di molto più spazio.