Viva l'Italia, la recensione
Dopo il grandissimo successo di Nessuno mi può giudicare, quasi lo stesso cast torna in un film molto ambizioso ma in cui manca la vera commedia...
Nessuno mi può giudicare era un film indubbiamente riuscito, una commedia semplice e senza fronzoli, dotata però di una struttura solida, una messa in scena scorrevole e di un'ottima amalgama nel cast (come nei casi migliori composto da cavalli di razza sia in prima che in seconda fila, al pari di alcuni impagabili volti esterni al mondo del cinema). Già in quel film però esisteva una componente più facile e banale, buona per accattivarsi simpatie a poco prezzo, quella dell'attacco alla politica e ai politici, arraffoni e arroganti, cancro della società, soffocatori dell'intraprendenza dei singoli ecc. ecc. Un dettaglio lasciato in secondo piano che si è allargato fino a diventare film a sè in Viva l'Italia.
Bazzicando i toni dell'amaro e professando una morale di ferro, Viva l'Italia vuole comunque essere una commedia ma il risultato non è divertente e il mancato divertimento uccide i già moribondi intenti.
In casi come questi il gesto più eversivo è proprio la commedia, la risata e la conseguente messa in ridicolo di uomini e situazioni. L'iperbole o il capovolgimento, capaci di stimolare pensiero divergente o attaccare più di quanto parole serie non potrebbero, se azzeccate possono salvare anche le cadute di stile più sconfortanti. Ecco perchè il già terribile concept di Viva l'Italia è reso agghiacciante dalla mancanza di vera commedia. Così sconfortante che verso la fine, vista anche la presenza di Ambra Angiolini e di Sabaudia, sembra di assistere ad Immaturi 3.
Arrogante nelle sue pretese intellettuali, consolatoria negli esiti, che con ogni fotogramma tranquillizza dicendo: "Non temete, siete i migliori, è che il mondo non vi capisce. E gli altri, sono tutti dei raccomandati, ecco perchè non ce la fate ad emergere".