WAX: We Are The X, la recensione
Cinema generazionale in realtà molto privato, rivendicazione ed esaltazione della fuga, WAX: We Are The X è troppo parziale per essere quel che desidera
L’idea è quella di esorcizzare la difficile situazione lavorativa di chi oggi ha più di trent’anni in un film che racconta con tono avventuroso e fare da found footage le peripezie di tre di loro. Tre che abbiano apposta i tratti più comuni possibili e che, sempre apposta, siano sognatori e romantici, artisti e guasconi, simpatici e coinvolgenti.
I protagonisti, mandati in giro per un lavoro che non solo non gli verrà mai pagato ma alla fine anche sfilato, in realtà perdono tempo, fanno poco di quel che devono fare, si perdono, e poi si lamentano.
Senza nessuna dedizione e nessuna idea di abnegazione, vivono da vittime una situazione che, obiettivamente, non è semplice per nessuno. La loro risposta sarà una fuga in luoghi di vacanza.
Si può concordare o meno con la cultura del lamento di cui WAX si fa principale voce, di sicuro è però impossibile aderire alla cultura della rivendicazione in questa maniera, senza nessuna capacità di comprendere le ragioni e le motivazioni del problema. I protagonisti del film vengono raggirati da un meschino datore di lavoro e tutto questo è eletto a regola di un mondo, in un film che non tratta il tema di sfuggita ma lo affronta di petto, di fatto pretendendo di convincere che questa sia l’unica se non la più comune delle situazioni, quando in realtà è un piccolo mondo (quello del lavoro intellettuale e artistico, quello dei freelance, quello di chi segue una strada che da sempre è stata più difficile) a vivere il dramma in quelle proporzioni.
Il problema, sembra di capire dal film, è che Lorenzo Corvino intendeva parlare di sè ma ha usato un’altra storia per fare i conti con il proprio passato (o presente), allargandola a tutti per giustificare l’impresa e piegandone troppo i confini per farla aderire al proprio rancore, fino a che non ha più molto senso e più che altro irrita.