We Are X, la recensione
Il grande gruppo nipponico X Japan si presenta al pubblico con un documentario ma We Are X riesce solo ad essere un volano pubblicitario
E questa mitologia è principalmente quella di Yoshiki, il batterista/cantante, leader del gruppo che ha fondato e alimenta con le sue creazioni.
Yoshiki professa una dedizione dolorosa alla musica e We Are X lo sottolinea, la sofferenza sentimentale che esce dalle canzoni fa il paio quasi sempre con la sofferenza del fisico, dolori e difficoltà per il suonare troppo e con troppa foga la batteria. Tutto è troppo per essere retto, troppo dolore, troppi sentimenti e troppa dedizione ai fan. Gli eccessi e i difetti sono in realtà pregi: “Il dolore mi accompagna sempre ma non so se come un amico o un nemico”.
Quello che tuttavia più colpisce chi degli X Japan non sa nulla è quanto in We Are X sia presente il tema della morte. È chiaro che si tratta di qualcosa di importante anche nella loro musica, ma la maniera in cui le biografie del gruppo e del suo leader sono raccontate a partire dai lutti e il fatto che anche i contributi delle interviste ai fan scelti siano quelli in cui questi parlano di morte, fa specie.
Quel che si capisce da questo documentario è che la costruzione dell’identità di questo gruppo al momento di raccontarlo a chi giapponese non è, passa per il sangue e il funereo, per la storia di un leader asceso all’empireo delle star attraverso una dedizione che potrebbe ucciderlo, soffrendo tantissimo per le perdite subite negli anni, e che continua a subire. Uno spleen degno degli emo in un look da Kiss. E forse non era esattamente quello di cui erano in cerca.