The Woman in Black: la recensione
Non si cancellano ore e ore di Harry Potter con un film solo, ma il tentativo è un inizio più che ottimo e soprattutto un film autenticamente classico...
Per il primo film di Daniel Radcliffe lontano da Hogwarts non si può fare finta che si tratti di una produzione come le altre.
Imbastendo un contesto assolutamente tradizionale, talmente tanto privo di contaminazioni moderne da risultare quasi "nuovo", The Woman in Black cerca di riscrivere una dimensione filmica sul volto di Daniel Radcliffe. Privato degli occhiali e dell'aria da ragazzino, l'attore è qui investito di una maturità reale e posticcia al tempo stesso. Quella vera della barba sfatta e dei lineamenti duri che erano mascherati con sempre maggior fatica nel ruolo di Harry Potter e quella finta degli abiti e del ruolo.
The Woman in Black racconta di una casa posseduta da fantasmi e di un uomo che proviene da un altrove (un vero evergreen) che ne sonda i misteri e risolve la maledizione. Lo fa guardando poco a oriente (cosa che invece capita sempre più spesso negli ultimi prodotti del genere) e molto a occidente. In questo trova anche un paio di momenti felici in cui le immagini riescono a farsi terrore e in cui tutta la messa in scena, con coerenza, costruisce la paura dell'ignoto.
Certo non basterà un film solo a scrollare di dosso il ricordo di ore di magia, ma già è qualcosa.