Wonder Woman, la recensione
Capace di alternare l'ottimo con il pessimo con frequenza impressionante, Wonder Woman cede molto sulla sceneggiatura e rimane in piedi grazie a Gal Gadot
L’impressione che si ha lungo tutto Wonder Woman è che chi ha diretto il film non sia la stessa persona che l’ha concepito. La ragione è che l’alternanza tra momenti estremamente potenti e visivamente impressionanti, e altri di sconfortante banalità e terribile ridicolo, è tale da far pensare che non sia stata la medesima testa a concepirli.
L’impressione che si ha lungo tutto Wonder Woman è che chi ha diretto il film non sia la stessa persona che l’ha concepitoCon il senno di poi, per quanto potesse sembrare allettante, l’idea di affidare il copione di un film di supereroi a una penna formatasi con The O.C., Sex And The City, Grey’s Anatomy e Una mamma per amica forse non era la scelta migliore.

Peccato perché Gal Gadot, come si era ampiamente intuito, dimostra davvero di essere stata la scelta di casting migliore (non come Ares, per il cui ruolo è stato scelto forse l’attore meno adatto e credibile in assoluto, una pura follia). Indossatrice dal fisico slanciato e dall’eleganza naturale Gal Gadot in questo film è realmente una dea tra gli uomini, di una bellezza e una grazia radicalmente differenti dal resto delle persone che popolano l’inquadratura anche quando deve dimostrare maggiore forza e resistenza di loro. Non è solo Wonder Woman quando è in costume ma lo è quando non fa nulla, quando è in mezzo alle persone, dalla prima inquadratura sembra che non potesse essere nessun altro se non lei questo personaggio e a film finito è impossibile pensare che un’altra attrice possa prendere il suo posto. È superiore e determinata, indipendente e inscalfibile anche nei dialoghi o ancora nei piani d’ascolto (magistrale come metta in difficoltà e sovrasti Chris Pine anche fisicamente, pur non muovendosi, nella scena della barca). Talmente superiore che ci si chiede cosa faccia in un film a tratti così scalcinato.