GLOW (seconda stagione): la recensione
La recensione della seconda stagione di GLOW
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
CORRELATO: GLOW (prima stagione): la recensione
Le Gorgeous Ladies of Wrestling sono ancora una volta le protagoniste della serie creata da Liz Flahive e Carly Mensch. Ruth, interpretata da Alison Brie, guida il gruppo di lottatrici per caso, protagoniste dello show in onda sulla K-DTV che di settimana in settimana preparano lo spettacolo, dirette dallo scontroso regista Sam Sylva. Seguiamo le loro vite personali, legate a doppio filo con la loro identità di wrestler, le difficoltà del programma, i rapporti a volte molto burrascosi tra le protagoniste. In quest'ultimo caso è centrale il rancore tutt'altro che sopito tra Ruth e Debbie (Betty Gilpin) che dovranno ancora lavorare insieme tra compromessi e gesti di rabbia. Il tutto in una seconda stagione da dieci episodi, molto scorrevole e che promette nuovi sviluppi per una terza stagione che speriamo di veder confermata presto.
Ruth è emblematica. Si tratta di un personaggio idealista, ma mai fino all'ingenuità. Il suo percorso umano è costellato da imperfezioni, ripensamenti, errori e figuracce, ma c'è nonostante tutto la voglia di rimanere fedeli a se stessi e di migliorare. Anche in questo caso, "the show must go on". Non solo per pura necessità economica – si cerca di dare il massimo fino alla fine – ma perché si realizza che raccontare dei personaggi interessanti sul ring e far bene il proprio lavoro significa anche mettere ordine nella propria vita. Sarà così anche per Tammé, che potrebbe vergognarsi di fronte al figlio, o per Arthie e Jolanda, che scoprono un profondo affetto l'una per l'altra. Non ultima, Debbie, personaggio chiave dell'intera stagione.
Debbie potrebbe essere la villain, la donna viziata, opportunista e priva di etica. Sarebbe un buon modo per esaltare il contrasto con Ruth. E invece no. Ruth e Debbie sono sempre schierate l'una contro l'altra (perfetta l'intuizione di contrapporle anche come Zoya e Liberty Bell), ma non hanno mai completamente ragione o torto. C'è una sfuriata in ospedale che è forse il momento con la migliore scrittura di tutta la serie, ma anche una particolare storyline che riguarda delle molestie sul lavoro trattata con la giusta precisione e intelligenza. Debbie ha il suo spazio, e non è detto che lo usi per migliorare – come tutte del resto – ma in quei momenti c'è abbastanza cura per permetterci di empatizzare con lei. E tanto basta. Stesso discorso per Sam Sylva, altro personaggio apparentemente odioso, ma sul quale la serie insiste così ostinatamente, fino a farcelo comprendere.