“Quando non c’è modo di sapere, la cosa migliore è immaginare…” (Il penultimo pericolo)

Lemony Snicket inizierebbe a scrivere questo articolo su Una serie di sfortunati eventi suggerendovi caldamente di fermare la vostra lettura esattamente, e non una riga in più, in questo preciso momento, a meno che non vogliate costringervi – e sicuramente non lo volete – ad avere a che fare con atroci adattamenti, ansiogene animazioni e altisonanti allitterazioni.

Bene, ora che siamo rimasti da soli, mettiamo come sottofondo la bellissima colonna sonora di Thomas Newman creata per il film del 2004, e rallegriamoci perché – teaser fake o meno – Netflix realizzerà un adattamento della serie di libri scritti da Lemony Snicket, pseudonimo di Daniel Handler. Per chi non li conoscesse, si tratta di tredici libri destinati ai più giovani, apprezzabili da chiunque, comprensibili del tutto solo dagli adulti, pubblicati in rapida successione tra il 1999 e il 2006. La vicenda è quella dei tre orfani Violet, Klaus e Sunny Baudelaire, che passano da un pessimo tutore all’altro dopo la perdita dei loro genitori nell’incendio della loro villa, mentre come se non bastasse devono difendere il loro patrimonio dagli assalti del crudele conte Olaf.

Si tratta di un capolavoro del genere grottesco e della letteratura postmoderna, di un omaggio alla cultura e all’intelligenza in senso assoluto, di una feroce satira ai vari costumi e vizi della società moderna, di un labirinto di citazioni e riferimenti letterari e, cosa da non sottovalutare, di una storia tragicamente spassosa. Gran parte della sua bellezza deriva dalle riflessioni e digressioni del falso autore interno alla storia, e trasportare tutto questo dalla carta stampata allo schermo, grande o piccolo, non è affatto impresa semplice. Qui di seguito cinque motivi per i quali, forse, un adattamento in stop motion per questa serie sarebbe stata una buona idea.

1 – Somiglianze e differenze con il film. Il lungometraggio del 2004, che adattava i primi tre romanzi, faceva uso di questa tecnica già nella sequenza iniziale. Grande sorpresa al cinema quando le persone entrate in sala si trovavano di fronte ai primi due minuti di un melenso filmetto su un piccolo elfo felice, prima che la storia venisse bruscamente interrotta proprio dalla voce di Lemony Snicket (Jude Law in originale). D’altra parte il film era in live action, e realizzare una serie in stop motion, anche se ovviamente non è tra i motivi più importanti, sarebbe l’occasione per superare confronti altrimenti inevitabili.

2 – Qualcuno ci aveva già pensato. Nel 2009, anni dopo l’uscita del primo film, per affrontare il problema della crescita degli attori e raccontare il seguito della storia, si pensò di realizzare il tutto in stop motion. All’epoca, si disse, Lemony Snicket avrebbe potuto introdurre il film dicendo che quella precedente era una versione più edulcorata della storia con degli attori, mentre da quel momento in poi si sarebbe mostrata la crudele realtà. Tra le altre cose erano gli anni della Sposa Cadavere e di Coraline, e quindi c’erano delle esperienze positive alle quali appoggiarsi.

3 – Il tono della storia. E, a proposito del cinema di Henry Selick e Tim Burton, non è mai giusto far coincidere uno stile con un genere, ma è evidente che negli anni la stop motion è stata associata ad una certa forma di racconto e a certe tematiche, più cupe e desolanti del solito. E la storia degli orfani Baudelaire, sorta di fiaba gotica in cui la morte e la sventura sono presenti ad ogni pagina, ma raccontate da una prospettiva diversa, sembra essere perfetta per entrare in questo gruppo di opere.

4 – Il contenuto della storia. C’è anche un altro motivo, e riguarda gli eventi – sfortunati – che vengono raccontati nella serie. Già il film era molto sopra le righe, ma è bene tenere a mente che il livello di assurdità non farà che aumentare, così come i personaggi bizzarri, le scene completamente improbabili, le innumerevoli location (a proposito, ma saranno 13 episodi, uno per ogni libro?). Intendiamoci, tutto questo nei romanzi funziona perfettamente, e anche il film faceva un buon lavoro, ma andando avanti nella storia e con l’avventura sempre più presente, alcuni momenti potrebbero anche sembrare eccessivi (tutto ciò che riguarderà le azioni di Sunny ad esempio).

5 – Per Netflix è l’occasione per fare qualcosa di nuovo. Il servizio di streaming sta tracciando un percorso, sta imponendo un nuovo modo di fornire in blocco unico le serie tv, sta dominando con alcuni dei drama più riusciti degli ultimi anni, sta raccontando una faccia dell’universo Marvel che al cinema non si era mai vista, e con BoJack Horseman ha già affrontato un tipo di animazione per adulti. Utilizzare la stop motion vorrebbe dire cambiare completamente approccio, seguire un altro percorso produttivo, rischiare parecchio. Ma sarebbe anche un segno dei tempi e delle sempre maggiori possibilità del piccolo schermo.