Hannibal 2x06, Futamono - La Recensione
A metà stagione, Hannibal compie un'audace virata che rimescola, in un solo episodio, tutte le carte in tavola...
In uno show che ci ha ormai abituati ai colpi di scena, i primi minuti di una puntata come Futamono potrebbero non colpire più di tanto. Già, perché rispetto alla tensione di Mukozuke, intriso del sangue dell'agnello sacrificale Beverly Katz dissezionata e elettrizzato da un quarto d'ora finale con Hannibal Lecter per la prima volta in serio pericolo di vita, l'incipit di questo episodio risulta certo più verboso.

Finora, Will aveva potuto contare su ben pochi alleati, di cui il più prezioso brutalmente assassinato non più tardi di due puntate fa. La perdita di Beverly Katz (Hettienne Park) ha inferto un colpo durissimo al giovane, portandolo nello scorso episodio a pianificare, con l'aiuto di un folle "ammiratore" della sue gesta (o meglio, delle gesta di Hannibal a lui indebitamente attribuite), l'assassinio del perfido dottor Lecter. E ci era andato davvero vicino, il povero Will, tanto da sentire sul capo il peso imperdonabile di un - pur giustificabile - delitto. Perché, come detto dal pluriomicida Abel Gideon (magistralmente intepretato da Eddie Izzard), "per fermare Hannibal Lecter, bisogna ucciderlo". Peccato che l'assassinio sia fallito miseramente, sortendo effetti inaspettati che si palesano in Futamono. L'algido dottore ha rischiato la vita e, dichiara a Jack, non vuole più vedere la morte da vicino. Ciò che intende, lo sa il pubblico, è che non intende più vedere l'eventualità della propria morte. Nello scambio di battute che Hannibal ha con l'amato/odiato Will Graham, c'è una dichiarazione d'intenti dal potere distruttivo e spaventoso: "Penso che tu, ora più che mai, abbia il controllo," dice lo psichiatra-cannibale a Will. "Hai trovato il modo di ferirmi... Mi chiedo quante altre persone ancora verranno ferite dalle tue azioni. Porterò i tuoi saluti ad Alana Bloom." Will sa bene cosa ciò possa significare: dopo aver ucciso Beverly, Hannibal è pronto a coinvolgere nella loro danza di sangue qualcuno di molto caro al cuore dell'ex profiler. Will ha alzato la posta in gioco, e ora dovrà pagarne le scottanti conseguenze.
Se Jack Crawford comincia infatti a dubitare dell'innocenza di Hannibal, dall'altro lato abbiamo la totale cecità di Alana alla verità. Non che sia una cosa nuova, intendiamoci: seppur dotata di un approfondimento psicologico credibilissimo, la graziosa psichiatra ha mantenuto invariata, dalla prima stagione, la costante incapacità di decifrare lucidamente la realtà, traviata da un'emotività preponderante sulla sua parte razionale. In questo senso, Futamono non fa eccezione: mentre il cerchio si stringe intorno al dottor Lecter, attraverso gli sguardi sospettosi di Jack Crawford e del dottor Chilton (che, alla cena organizzata dal collega, precisa "ovviamente, non mangerò nulla", guadagnando insospettabili punti simpatia), Alana annaspa nella più completa confusione sentimentale. Distaccatasi da Will dopo essere venuta a conoscenza del suo piano per uccidere Hannibal, di cui è amica di vecchia data, la ragazza si erge a paladina del dottor Lecter; debolezza che la porta a essere usata biecamente da Hannibal, ormai scevro da ogni scrupolo (per quanto il termine possa risultare paradossale attribuito allo spietato serial killer).

L'inserimento di una scena erotica in una serie finora asessuale sorprende, ma non troppo: la lucida manipolazione di Hannibal è un percorso tortuoso che non ha motivo di disdegnare una tappa in camera da letto, se necessario. Non stiamo parlando di amore romantico e neppure di attrazione fisica; la notte di sesso (sempre che sesso vi sia stato: gli autori sono abbastanza astuti da lasciare il beneficio del dubbio attraverso pochi ma sapienti indizi) non è che un'ennesima mossa del glaciale, impassibile giocatore Lecter che muove dall'alto le proprie pedine.
Ma la scacchiera sta diventando troppo grande anche per uno stratega esperto come lui, e ci sono porzioni dell'area di gioco che non può tenere sotto controllo ancora per molto. Mentre costruisce il suo alibi, basato sull'ingenuità della bella Alana addormentata nel suo letto, Hannibal prosegue la sua serie di gesta efferate (grottescamente geniale la scena della "cena" di Abel Gideon), lasciando dietro di sé tracce che recano tutte un messaggio: Will Graham è innocente. Hannibal vuole Will libero, questo è chiaro da tempo: la sua curiosità è più forte, molto più forte della sua paura di essere scoperto, e questo vortice di gesti apparentemente autolesionistici non fa che aumentare l'ansia del pubblico che, a metà stagione, si ritrova davanti uno scenario del tutto imprevedibile.