Grand Theft Auto V: ripercorriamo la diatriba legale tra Lindsay Lohan e Rockstar Games
La battaglia legale tra Lindsey Lohan e Rockstar Games per la presunta raffigurazione dell'attrice in Grand Theft Auto V è finita
Tolta la sempreverde polemica dei videogiochi violenti, che in Italia non ci siamo fatti assolutamente mancare all’epoca come ricorderanno i più attenti, dietro alle missioni deliranti ed il free roaming selvaggio GTA V ha raccontato in realtà la società odierna nelle sue sfaccettature più grottesche.
In molti si sono sentiti presi in causa, ma c’è qualcuno che è andato decisamente oltre: Lindsay Lohan.
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Lacey Jonas in GTA V[/caption]
Si tratta di un personaggio secondario, assolutamente non importante per la trama, che appare esclusivamente in questo evento casuale. Tuttavia, per via delle apparenti somiglianze, Lindsay Lohan decise nel 2013 di iniziare una causa contro Rockstar e Take Two per l’utilizzo improprio della sua immagine.
La causa divenne realtà nel 2014, con gli atti depositati dai legali della Lohan. Secondo gli avvocati dell’attrice il personaggio di Lacey Jonas era una parodia di Lindsay Lohan, nell’estetica quanto nei modi (l’ossessione per l’immagine ed il rapporto conflittuale con il cibo), e pertanto viene denunciato il reato di sfruttamento improprio dell’immagine dell’attrice. Di contro, Rockstar Games e Take Two definirono la vicenda come un modo becero di sfruttare la popolarità del gioco a fini pubblicitari.
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Le somiglianze sono innegabili[/caption]
Quella che effettivamente poteva sembrare una mossa pubblicitaria dell’attrice è diventata invece una vera e propria questione di principio, perché i legali della Lohan nel corso degli anni non hanno mai avuto l’intenzione di mollare l’osso.
Un'altra delle arringhe si faceva anche riferimento alla volontà del publisher di speculare sull’immagine delle celebrità, usando i suddetti artwork per promuovere edizioni da collezione sfruttando unicamente l’appeal delle celebrità vittime di parodie, più che del gioco stesso.
Arriviamo così al 2016, quando il giudice Joan Kennedy della Corte Suprema dello Stato di New York consente alla pratica della Lohan di procedere per la sua strada. La sentenza del giudice Kennedy non piacque molto a Rockstar e Take Two, in particolare per il fatto che secondo i legali del publisher ci fossero delle inesattezze che il giudice non rilevò in sede di analisi, tanto da rifiutare la richiesta di scioglimento della pratica.
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Sono passati molti anni dall’inizio della causa, ma la settimana scorsa si è giunti finalmente ad una conclusione. Il 29 marzo scorso sei giudici della Corte d’Appello di New York hanno infine rifiutato la richiesta di Lindsay Lohan di avvalersi della denuncia di sfruttamento indebito della sua immagine da parte di Rockstar e Take Two.
Si conclude così una delle vicende più grottesche degli ultimi anni legate al mondo dei videogiochi. Una consapevolezza che esce da tutta questa storia è importante, qualcosa per cui paradossalmente il videogioco più fare molti più passi verso la rispettabilità, al posto di tanti editoriali e difese strenue contro lo psicologo della domenica: per la legge, i personaggi dei videogiochi sono equivalenti alla fotografia, al cinema, o a qualsiasi altra rappresentazione figurativa.