Vite Digitali: Uncharted e la coerente incoerenza di Nathan Drake | Speciale
Nuovo episodio di Vite Digitali, questa volta dedicato a Uncharted e alla coerente incoerenza di Nathan Drake all'interno dei titoli Naughty Dog
Dopo aver già parlato di Joel nel primo episodio di Vite Digitali, ci sembrava giusto puntare i riflettori anche verso Nathan Drake, evidenziando come alcune sue caratteristiche lo rendano un personaggio coerente attraverso i vari titoli della serie, ma allo stesso tempo incoerente con la propria natura. Come al solito, prima di cominciare, vi ricordiamo che Vite Digitali è la rubrica a cadenza settimanale che si occupa di analizzare da un punto di vista emotivo i più grandi eroi (ma non solo) provenienti dall'industria videoludica.
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Nonostante si atteggi a contrabbandiere e a cattivo ragazzo (proprio come il noto archeologo interpretato da Harrison Ford), Nathan fa da sempre parte della squadra dei buoni, schierandosi sempre dalla parte dei più deboli e dimostrando una notevole sensibilità alle situazioni più estreme. Egli, infatti, non uccide mai con leggerezza e ha nei confronti della vita un rispetto che solamente i personaggi dall'animo buono possono dimostrare.
E qui possiamo notare la prima incoerenza nella psicologia del personaggio.
La dissonanza ludo-narrativa è quella giustificazione che sviluppatori e giocatori si danno quando alla narrativa subentra il lato ludico, elemento non trascurabile quando si sta parlando di un videogioco.
Il nostro personaggio ha a disposizione solo uno zaino, ma state raccogliendo la decima spada per il vostro equipaggiamento? Dissonanza ludo-narrativa. Siete nel bel mezzo della guerra e i nemici vi colpiscono, facendo diventare lo schermo rosso e costringendovi a "guarire" semplicemente nascondendovi dietro un riparo? Dissonanza ludo-narrativa. Nathan Drake si dimostra essere un personaggio positivo e sensibile, ma poi stermina più esseri umani della Umbrella Corporation? Beh, avete capito.
Quando ci si approccia a un videogioco, volenti o nolenti, facciamo un patto con gli sviluppatori e con noi stessi, rendendoci conto di star usufruendo di un media differente dal cinema o dalla letteratura. Certo, esistono prodotti che abbattono il più possibile questa dissonanza, ma in linea di massima ci troviamo sempre a dover scendere a compromessi. Con Nathan Drake, questo "compromesso" dobbiamo farlo sin dai primi minuti di gioco, rendendoci conto che la psicologia del personaggio è quella evidenziata dagli sviluppatori durante le cut-scene e non durante le numerose sparatorie alle quali prenderemo parte. Insomma: dobbiamo filtrare ciò che vediamo e ricordare a noi stessi, per l'ennesima volta, che stiamo giocando a un videogame e non guardando un film, dove ogni azione corrisponde (o dovrebbe corrispondere) una reazione psicologica.
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La stessa Naughty Dog ha dovuto difendersi dalle accuse rivolte a Nathan Drake da Jonathan Blow (Game Designer di The Witness), che ha trovato l'avventuriero eccessivamente incoerente e poco credibile. La software house californiana ha ovviamente chiaro come sfruttare questa dissonanza ludo-narrativa, come ribadito anche a Blow, e lo ha dimostrato proprio attraverso il primo The Last of Us, chiara dimostrazione di come una narrazione cinematografica e una meccanica videoludica possano incontrarsi riducendo al minimo le "insensatezze logiche".
Dopotutto attraverso i quattro (cinque, se si conta il titolo per PlayStation Vita) capitoli della serie, gli sviluppatori sono riusciti a far maturare il protagonista di Uncharted in maniera coerente, dimostrando di avere chiaramente in testa quale sia la sua reale psicologia e quali siano i veri valori da tenere bene in mente quando si parla dell'erede del corsaro Sir Francis Drake.