Vite Digitali: Flower e la libertà offerta da un petalo di fiore | Speciale
Vite Digitali, questa settimana, va controcorrente e volge lo sguardo al passato, in direzione di Flower, titolo sviluppato da Thatgamecompany nel 2009
Passiamo le nostre giornate ad attendere titoli Tripla A e a bramare l'arrivo di una qualsiasi Remastered proveniente dal nostro passato. Se ci ragioniamo, effettivamente, il mercato dei videogames non si discosta poi molto da quello cinematografico, dove possiamo trovare un calo di idee che spinge le major a investire sui facili incassi dati dai blockbuster e sulla trasposizione di storie provenienti da altri media.
Tra le numerose, piccole, aziende coraggiose che si stagliano contro un mercato ormai ridondante, oggi abbiamo deciso di parlare di Thatgamecompany. Nata da due studenti della University of Southern California, questa piccola software house fu subito adocchiata da Sony che decise di prenderla sotto la propria ala protettrice.
Siamo certi che molti di voi possano conoscere questo team da Journey, uscito nel 2012 su PlayStation 3 e largamente apprezzato da tutto il mondo nonostante il suo stile intimo e, potenzialmente, di nicchia. Oggi, però, non vogliamo parlarvi del principale successo di Thatgamecompany, ma di Flower, seconda opera realizzata dal duo californiano che, nel 2009, riuscì a dividere nettamente il pubblico.
Ma chi è il protagonista di Flower?
Una volta stretto il pad in mano (va bene anche un Dualshock 4, dato che è stato realizzato anche un porting per l'attuale console Sony) ci troveremo a vestire "i panni" di un petalo di fiore, sospeso dal vento. Esatto, avete capito bene! Scordatevi eroi valorosi e caratterizzazioni psicologiche complesse. In Flower interpreteremo un fiore che, tra le correnti d'aria, dovrà unirsi ad altri propri simili per formare una splendida brezza primaverile.
Accompagnati dalla splendida colonna sonora di Vincent Diamante (professore dei due studenti californiani), il giocatore si troverà a vivere un'esperienza sensoriale. Un'esperienza che, se giocata con delle cuffie, verrà ulteriormente amplificata e che saprà trasmettere una sensazione di pace e libertà come di raro accade in questo settore.
Ci rendiamo conto che questi discorsi possano apparire un po' "hippie", ma fidatevi quando vi diciamo che Flower, più che un gioco vero e proprio, è una terapia. Prendere fiato, nel bel mezzo di questo settore così frenetico e costantemente rivolto al futuro, non può che fare bene. Dopotutto, anche se il marketing delle aziende ci vuole costantemente attenti ai titoli che verranno, talvolta è anche bello voltarsi indietro, per scoprire qualcosa di nuovo dal proprio passato.
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