Ad un primo sguardo sembra che Hope Cunty non sia cambiata. Boschi rigogliosi ammantano le pendici di sontuose montagne, ruscelli allegri e floridi ne bagnano i pendii, un placido fiume, sulle cui sponde si abbeverano piccoli branchi di antilocapre, si incunea dolcemente tra le colline più a sud. Il bellissimo Montana di Far Cry 5 sembra, in Far Cry New Dawn, immutato, come se non fossero passati diciassette anni, come se non ci fosse stata una terribile apocalisse nucleare. Ma le testimonianze di quanto accaduto si scorgono presto. Sono la terra riarsa e gli alberi carbonizzati che segnano il limitare della valle, i capanni dei cacciatori strappati e devastati, le piccolissime cittadine rase al suolo. L’impressione generale, ed è un uno dei meriti che vanno appuntati alla produzione, che in questo aspetto denota una certa originalità, non è comunque mai quella di un mondo post apocalittico, ma di uno che si è già ricostruito. C’è una nuova natura, dai colori a volte...