È innegabile: la prima cosa che salta all’occhio quando si avvia Astro’s Playroom è la straordinaria varietà di sensazioni offerte dal nuovo DualSense di Sony. Dopotutto, sin dai primi timidi annunci legati a PlayStation 5 era chiaro che l’azienda nipponica avesse deciso di puntare molto su questa nuova periferica. Una periferica che, giunta tra le mani della stampa specializzata, è stata persino difficile da descrivere, vista la necessità di doverla provare in prima persona per poterla apprezzare appieno. Per certi versi, infatti, il DualSense può essere accomunato con il PlayStation VR, basando gran parte del proprio fascino sulle emozioni suscitate dall’esperienza diretta e non attraverso le più fredde semplici righe di un articolo su un sito.

Astro’s Playroom si è quindi rivelato come una gigantesca tech demo del nuovo pad di Sony. Un’opera estremamente semplice, ma allo stesso tempo anche perfettamente funzionale. Ogni singolo elemento ludico è stato inserito all’interno del titolo sviluppato dal Team Asobi di Japan Studio con il solo scopo di intrattenere il giocatore grazie alle funzionalità del controller. Non staremo qui ora a giudicare nel dettaglio le nuove avventure dei simpatici Astro Bot, ma sfruttiamo la recente esclusiva PlayStation 5 per ragionare proprio sull’importanza dei pad all’interno del mondo dei videogames.

 

 

Ognuno di noi, nel corso della propria carriera di videogiocatore, ha maturato un giudizio critico sui pad presenti sul mercato. È normale preferire alcune caratteristiche piuttosto che altre, dato che lentamente il mercato ci ha abituati a essere esigenti e a pretendere il meglio per soddisfare i nostri bisogni. Si passa dalla semplice differenza tra le levette simmetriche e quelle asimmetriche alla necessità di aggiungere dei grilletti posteriori per quando si gioca in modo competitivo online. Nonostante studi di settore abbiano ormai stabilito come alcuni controller risultino più precisi sotto diversi aspetti piuttosto che altri, la verità è che spesso ci facciamo prendere da banali campanilismi. Il controller migliore, di conseguenza, non è quello che funziona meglio, ma quello che si possiede e al quale ci si abitua con il passare del tempo.

 

 

Nell’epoca di PlayStation 3, i giocatori di tutto il mondo erano convinti di come il Sixaxis fosse un pad straordinario, in grado di sorprendere per le funzionalità e per l’ergonomia del suo design. Con il passare del tempo e l’arrivo sul mercato del DualShock 4, improvvisamente gli utenti si sono accorti di come le dimensioni della precedente periferica, in realtà, non fossero così comode. Anche le feature aggiuntive, come il sensore di movimento, sono diventate rapidamente obsolete e, spesso, insignificanti all’interno dei titoli proposti. Ecco che il pad di PlayStation 4 è diventato, di colpo, “il migliore presente sul mercato”. Il 19 novembre 2021 è poi arrivato il DualSense di PlayStation 5 e, per l’ennesima volta, si è ripetuto l’ennesimo passaggio di testimone, dove si tende a disprezzare il controller precedente in favore di quello appena uscito.

Ben diverso è l’approccio di Microsoft, invece. Sin dalla pubblicazione di Xbox 360, la software house americana ha lavorato sull’onda della continuità, senza stravolgere nulla, ma migliorando costantemente il proprio prodotto. Ecco che, quindi, il pad di Xbox Series X | S è la miglior versione possibile di quell’idea nata ormai molti anni fa. Una scelta senza dubbio meno coraggiosa di quella di Sony, ma che ha permesso ai videogiocatori di comprendere al meglio la periferica e di adattarsi facilmente alle sue successive evoluzioni.

Discorso ancora differente per le piattaforme Nintendo, che utilizzano il cambio di pad come base per l’evoluzione del game design. Quasi superfluo citare la potenza innovativa data dal Wiimote o dal GamePad di WiiU, che sono confluiti per dare vita poi ai Joy-Con di Nintendo Switch. La Casa di Kyoto ha saputo sfruttare la propria creatività per dare vita a periferiche sempre innovative e sfruttate da quasi tutti i titoli presenti all’interno del proprio catalogo. Paradossalmente, se si cerca un’esperienza più vicina a quella delle altre console, si è costretti invece a mettere le mani su un Pro Controller, uno strumento aggiuntivo e più in linea con il mercato generalista.

 

 

Esiste quindi un pad migliore degli altri?

La risposta potrebbe essere un oggettivo “si”, ma allo stesso tempo un soggettivo “no”. Il controller è qualcosa che, quando si gioca ai videogames, spesso si fonde con le mani dell’utente, rendendolo a tutti gli effetti un’esperienza molto personale. Ecco perché ci sentiamo di affermare che il pad migliore sia quello con il quale vi trovate meglio a giocare. Una risposta forse un po’ troppo semplice, magari, ma dopo aver visto persone apprezzare il Circle Pad Pro di Nintendo 3DS e disprezzare il Controller Wireless Elite per Xbox Series 2 abbiamo deciso di smetterla di porci domande. E forse, per una volta, è davvero meglio così.