Non abbiamo intenzione di nasconderlo: per chi vi scrive, The Medium si prospetta essere una vera boccata di aria fresca.

Prima di spiegarvi il motivo, siamo però costretti a fare un passo indietro. Il 2020 si è dimostrato un anno tanto pessimo sotto il profilo economico, sanitario e umano, almeno quanto è stato scintillante dal punto di vista videoludico. Nel corso degli scorsi 12, lunghissimi, mesi, infatti, sono usciti numerosi titoli in grado di strappare forti emozioni ai giocatori di tutto il mondo. Emozioni che vanno dall’angoscia di The Last of Us Parte II all’adrenalina provata con DOOM Eternal, senza dimenticarsi la tranquillità nel gestire il proprio “giardino zen” in Animal Crossing: New Horizon.

 

 

Col passare del tempo, però, ci siamo resi conto di come l’industria videoludica percorra costantemente alcuni sentieri ben tracciati, spaventata dall’idea di proporre qualcosa di nuovo. Dopotutto, investire economicamente su qualcosa di diverso e, potenzialmente, di scarso successo potrebbe non essere la migliore delle mosse di marketing. Sia chiaro: non vogliamo lamentarci dicendo cose assurde come “tutto ciò che è uscito non funziona e fa schifo”, dato che sarebbe evidentemente una menzogna. Ciò che c’è, spesso, funziona e soddisfa, riuscendo però raramente a stupire e sorprendere. Ne sono l’esempio perfetto i titoli citati qualche frase più in alto. The Last of Us Parte II, DOOM Eternal e l’ultimo capitolo di Animal Crossing sono esattamente ciò che il pubblico si aspettava. Degli ottimi titoli, senza alcun dubbio, ma “esattamente” quello che si pensava di trovare una volta inserito il disco (o la scheda) all’interno della propria console.

Fortuna vuole che il mercato indie tenda ancora a sbattersene di sentieri, solchi e strade già intraprese. È proprio all’interno di questo (florido) ambiente che, spesso, ci si imbatte in opere letteralmente sorprendenti, in grado di lasciare quel sorriso ebete sulla faccia mentre si scopre ogni singola nuova idea della produzione. È altresì vero, però, che queste realtà possono permettersi di osare solamente in seguito a una mole di investimenti ben diversa dai titoli AAA. Investimenti che, visto quanto tutti amino il mercato indie, ma poi non lo supportino a dovere, spesso portano a guadagni relativamente miseri, in grado di impedire a quell’ambiente di evolvere in opere più imponenti, ma con la stessa scintilla di vita.

 

 

Ecco che, quindi, continuiamo a vivere in un contesto videoludico diviso tra grandi aziende esperte di generi consolidati e piccoli inventori di nuovi prodotti. È una situazione che ormai esiste da diversi anni, con tutte le dovute eccezioni del caso.

Ma perché, quindi, attendiamo The Medium con così tanto interesse?

Per prima cosa, perché si tratta del primo titolo in esclusiva console per Xbox Series X ad approdare sulla nuova piattaforma Microsoft. È inevitabile, quindi, che il pubblico sia curioso di scoprire se il tanto elogiato sistema del Game Pass possa permettere a titoli di grosso calibro di venir regalati in seguito a un “semplice” abbonamento. E poi, cosa ben più importante e inerente al discorso di questo articolo, perché The Medium sembra voler sfruttare la potenza della nuova Xbox per creare qualcosa di nuovo sotto il profilo ludico.

 

 

Per chi non lo sapesse, i ragazzi di Bloober Team hanno sfruttato l’SSD e le specifiche tecniche della nuova macchina di Microsoft per dare vita a sezioni di gioco su due piani dimensionali differenti. In questo modo, infatti, la nostra protagonista si muove contemporaneamente tra due mondi separati da una sottile lastra di realtà. Toccherà al giocatore passare da un piano all’altro per risolvere puzzle ambientali e per sfuggire alle mostruose creature che popolano quello che sembra a tutti gli effetti una sorta di Inferno.

Se questa innovativa meccanica di gioco si rivelerà essere davvero stupefacente come sembra, lo scopriremo tra poco più di dieci giorni. È innegabile, però, che The Medium si ponga come un piccolo faro di speranza all’interno dei survival horror. A questo punto dobbiamo solo sperare che non si spenga improvvisamente, facendo scontrare la nostra imbarcazione videoludica contro gli scogli della ripetitività.