Che splendido momento per vivere sul pianeta Terra. La rana Pepe è diventata un simbolo neofascista e a causa dell’abolizione del lavoro forzato, nel 2016 circa 120 milioni di persone al mondo soffrono di depressione. Ovviamente solo una di queste due informazioni è drammaticamente vera, mentre l’altra è una malattia, un’afflizione che la gente spera e cerca di esorcizzare ridendoci sopra. E finalmente, aggiungerei.

In tv, su internet e soprattutto nei meme il concetto di depressione è andato via via alleggerendosi, soprattutto per il bisogno di esternare e smorzare le proprie o le altrui sofferenze, tanto che ad oggi non è difficile trovare usi ed abusi di parole come “ansia” e “depressione” sui social network; parole che conferirebbero apparente profondità a chi le usa adesso, ma che fino all’inizio del secolo scorso non erano neanche considerati delle serie patologie. (S)fortunatamente il mondo dei videogames si è andato ad adattare a questo trend, sfornando di contro negli ultimi anni titoli che trattavano tematiche piuttosto complesse e scure, come la guerra o perchè no, il cancro infantile.

Darkest Dungeon, sviluppato da Red Hook Studios ed attualmente disponibile per SteamPlayStation 4 e PS Vita ti pone nella condizione di dover tutelare i tuoi eroi non solo da mostri pieni di lame che vogliono continuamente farli a pezzi, ma anche dai disturbi mentali, dallo stress e dall’ansia che comporta avventurarsi in quel mondo che definire Lovecraftiano sarebbe poco. Essendomi trovato, come molti, in alcune fasi della mia vita ad affrontare quel tipo di problemi (no, non i mostri Lovecraftiani, intendo stress ed ansia) pensavo che giocandoci sarei stato in qualche modo avvantaggiato, data l’esperienza: mi sbagliavo. Il gioco non ha fatto altro che farmi tornare molti di quei sintomi che in gioventù avevano reso le mie giornate incredibilmente più dure. Quando mi sono reso conto che tutto questo era causato dal mio giocare (in maniera piuttosto intensiva in quei giorni, devo ammetterlo) ho cominciato a stilare mentalmente una lista dei disagi che mi ha procurato questa esperienza.

Darkest Dungeon screenshot

Si parte così…

Insonnia. Avevo la pessima idea di giocare di sera tarda, alla fine di una giornata lavorativa che poteva essere stata più o meno pesante. Comunque il principio è lo stesso: si gioca per rilassarsi, almeno a quell’ora. E purtroppo questo è un gioco che non ti fa rilassare, nel senso che proporzionalmente allo sforzo ti gratifica veramente poco. Ora, tutti conoscono i benefici di andare a dormire appena si è sconfitto un boss, magari mettendoci una buona oretta. Lo abbatti, tiri un sospiro di sollievo e dormi come un bimbo. Il problema è che arrivare ad abbattere un boss in Darkest Dungeon equivale ad una lenta discesa fatta per la maggior parte di fallimenti e compagni morti nel tentativo anche solo di capire una strategia utile per annientare quel determinato boss. Andavo a dormire insoddisfatto, avevo giocato due ore e non avevo praticamente progredito verso nessun nuovo livello di gioco. E dormivo male, molto male.

“è impossibile non sottolineare come Darkest Dungeon sia un titolo in grado di toccare delle corde ancestrali del nostro animo, corde scure, che ci fanno anche un po’ paura”

Ansia. Avventurarsi in uno dei dungeon del gioco è un terno al lotto: non importa quanto sei preparato, non importa quanto sono forti i tuoi personaggi (anche se non ti è consentito entrare in un dungeon per il quale saresti overlevelled), ti troverai sempre di fronte alla possibilità di venire annientato in un turno senza neanche poter dare un singolo comando. Non è raro vedere catene di critici inferti dal nemico verso il party, inoltre ricordiamo che proprio come il gioco tiene a specificare, se un personaggio muore, non può essere resuscitato. Né nel dungeon né mai. Mi sono trovato quindi a vivere il gioco in uno stato di continua ansia, dove non c’era mai preparativo sufficiente, o sicurezza da raggiungere quando si parlava del rischio di lasciarci uno o più compagni. Quando succedeva tornavo al villaggio senza aver completato nulla, con qualche personaggio in meno e con l’intento di rinfoltire le perdite per poi ripartire il giorno dopo verso un’altra missione che rischia comunque di non essere portata a compimento. Questo contribuiva a rendere la mia esprienza di gioco molto più ansiogena del normale.

Darkest Dungeon screenshot

…si finisce così

Sindrome dell’abbandono. Quanti di noi hanno sofferto per la morte di uno dei loro personaggi preferiti in un videogame? Da Aerith in poi la nostra vita è stata continuamente scossa da avvenimenti come la perdita di un beniamino digitale e lasciandocene ancora oggi i segni sulla pelle (giustamente, aggiungerei!). In Darkest Dungeon succede sempre. E non succede solo ai personaggi di livello più basso, ai quali magari si è meno affezionati. No, dato che si possono affrontare dungeon di livello alto SOLO con personaggi di livello alto e viceversa, ogni sortita è praticamente della medesima difficoltà e rischio. E’ un problema se ti muore un tank di livello alto, perchè o hai una riserva, oppure da li in poi non puoi più affrontare dungeon di livello alto. Perdere un singolo elemento può rallentare il gioco in maniera decisiva. Ah e non ho menzionato il fatto che alcune volte, se i vostri personaggi stanno troppo tempo nella taverna (utilizzata sapientemente per far scendere i livelli di stress) possono propendere a disertare il vostro gruppo, perchè impegnati per settimane in chissà quale attività losca. Proprio come vostro padre quando eravate piccoli.

Stress. Metti caso che va tutto abbastanza bene e si riesce ad arrivare vivi alla fine di un dungeon, quando si ritorna in città per andare a fare rifornimenti è poi complicato ripartire di nuovo. Perché si è stanchi. E parlo proprio di noi giocatori. Si è mentalmente stanchi di riprendere e riscendere di nuovo ed affrontare tutti i pericoli ai quali si è scampati. Si desiste più frequentemente dall’intento di iniziare a giocare che da quello di smettere. Questo non consente di rendere l’ora di gioco piacevole e rilassante. A questo proposito dedicare una quindicina di minuti ad un altro gioco prima di smettere risulta utile: ma che senso ha prendersi 15 minuti di relax da un’attività che dovrebbe essere rilassante di suo?

Questi sono i disturbi più comuni che sono riuscito a documentare su me stesso, ma è chiaro che ognuno di noi potrebbe essere in grado di scatenare il peggio della propria psiche come meglio preferisce. Detto questo però è impossibile non sottolineare come Darkest Dungeon sia un titolo in grado di toccare delle corde ancestrali del nostro animo, corde scure, che ci fanno anche un po’ paura ma che non siamo abituati a sentir suonare mentre giocamo ad un videogioco. Il gioco può durare fino ad una trentina di ore, se giocato in maniera molto diretta. Se invece questo titolo vi incuriosisce abbastanza, fate come me e prendetevi tempo per assaporare queste emozioni una ad una. Spero ne risentirete meno di me, ma ve lo consiglio caldamente.