In queste ultime settimane stiamo parlando spesso di come Final Fantasy VII sia un titolo straordinariamente attuale, in grado di sollevare problematiche e situazioni che, oggi più che nel 1997, dovrebbero essere prese seriamente da gran parte dei giocatori. La tematica ambientalista, l’attitudine al sacrificio e il rispetto del prossimo sono solo tre delle tematiche che rendono il titolo targato Square un’opera in grado di trascendere il proprio media di appartenenza.

Ma non siamo qui, oggi, per mettere in mostra la splendida componente narrativa ed emotiva del titolo forgiato dalle sapienti mani di Yoshinori Kitase e ripreso in questo Remake da quelle di Testuya Nomura e di Naoki Hamaguchi. Quello che vogliamo evidenziare, questa volta, è la componente sonora di Final Fantasy VII, nello specifico per quanto riguarda la nuova versione in arrivo il prossimo 10 aprile.

Tutti coloro che hanno scaricato la Demo, disponibile da lunedì sul PSN, si saranno resi conto di quanto la colonna sonora originale del titolo uscito tredici anni fa sia stata presa come base per la creazione di quella del Remake. Le tracce ideate da Nobuo Uematsu sono state sostanzialmente mantenute, ma potenziate e trasportate nel 2020, con un nuovo arrangiamento in grado di far tremare i polsi agli appassionati e di stupire i nuovi giocatori.

 

 

Come rivelato da Kitase e Hamaguchi, in Final Fantasy VII Remake si è tentato un approccio al comparto audio del tutto nuovo per la serie. La colonna sonora, infatti, non presenta diverse tracce come in passato, suddivise in base alla situazione di gioco, ma è presente un’unica melodia per tutta la durata della partita, in costante mutamento per adattarsi alle azioni di Cloud e dei suoi amici. Questo permette al titolo, per esempio, di non cambiare bruscamente la soundtrack una volta iniziato uno scontro, ma di ottenere un accompagnamento che muti la musica ambientale di fondo, verso quella più dinamica delle battaglie. L’effetto, manco a dirlo, funziona alla grande e abbiamo trovato il comparto sonoro davvero esaltante. Certo, la Victory Fanfare continua a mancarci, ma ci accontentiamo della versione cantata da Barret al termine di alcune battaglie.

Nonostante Nobuo Uematsu non si sia occupato interamente della colonna sonora di Final Fantasy VII Remake, lo storico compositore è comunque tornato per firmare il nuovo tema principale (Hollow), in modo molto simile a quanto accaduto con Final Fantasy XIV e con le sue successive espansioni.

A realizzare gli splendidi riarrangiamenti in versione orchestrale, ci hanno pensato cinque compositori di grande talento che, in passato, hanno già avuto occasione di lavorare con Square Enix. Nel dettaglio, l’uomo di punta del team è sicuramente Masashi Hamauzu, co-autore della colonna sonora di Final Fantasy X insieme a Uematsu e a Junya Nakano e compositore della colonna sonora di Final Fantasy XIII, per il quale ha ideato anche la splendida “Blinded by Light” utilizzata come battle theme. In supporto a Hamauzu, sono stati chiamati Mitsuto Suzuki, precedentemente coinvolto in Final Fantasy XV, e Yoshitaka Suzuki, Yoshinori Nakamura e Shotaro Shima, autori della colonna sonora di Kingdom Hearts 3. Si tratta di un gruppo estremamente affiatato, che sembra essere riuscito nell’intento di rimettere mano a una colonna sonora pressoché perfetta, trasportando le stesse emozioni del 1997 al giorno d’oggi.

 

 

Passiamo poi all’altro aspetto audio, che tanto sta facendo discutere il popolo del web nell’ultima settimana: il doppiaggio, con i relativi sottotitoli.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: il problema nasce dal fatto che la traduzione italiana è stata realizzata traducendo direttamente il copione giapponese, in un processo di lavorazione completamente separato da quello americano. L’adattamento in inglese, invece, si è permesso maggiori libertà di espressione, avendo anche lo scopo di rendere la comunicazione di stampo nipponico apprezzabile maggiormente per un pubblico più occidentale. Perché deve essere chiaro: occidente e oriente hanno due approcci ai dialoghi differenti tra loro. La versione italiana, come avrete potuto notare, è infatti molto più diretta rispetto ai dialoghi in inglese, che tendono ad allungare maggiormente le singole frasi, per creare una maggiore armonia. Il contrasto tra i sottotitoli tradotti in un modo e il parlato in un altro, è inevitabile che talvolta renda stranianti le conversazioni, soprattutto se siete in grado di cogliere la maggior parte delle frasi inglesi a un semplice ascolto.

Non essendo ancora a conoscenza della possibilità di cambiare lingua del parlato o dei testi (senza modificare le impostazioni della console, ovviamente), possiamo solamente adattarci a quanto offerto da Square, ricordandoci come le nuove generazioni siano comunque avvantaggiate rispetto a chi, nel 1997, ha dovuto affrontare l’intera avventura senza una localizzazione in italiano. Speriamo, comunque, di poter modificare l’audio e sottotitoli a nostro piacimento, in modo da poter godere della versione completamente in inglese o dei testi in lingua nostrana con il parlato originale, in giapponese.

Per quanto riguarda la qualità generale del doppiaggio, ci è sembrata collocarsi nella media per quanto riguarda i prodotti videoludici in lingua inglese. Ammettiamo, però, che talvolta il doppiatore di Barret ci è sembrato in forte overacting, rendendo alcune scene involontariamente comiche. Ad ogni modo aspettiamo ovviamente di avere a disposizione più linee di dialogo per poter dare un giudizio finale sul padre adottivo di Marlene.

In definitiva, Final Fantasy VII Remake pare avere tutte le carte in regola per stupire, sorprendere ed emozionare anche dal punto di vista sonoro. Dopotutto, il comparto audio è sempre stato uno dei punti di forza della saga e siamo certi che, anche in questo caso, i sound designer abbiano lavorato con tutte le proprie forze per farci “sentire” la potenza del franchise targato Square Enix.