Red Dead Redemption 2, io ti voglio più western, e se terrai fede alle premesse esibite dal primo trailer potresti davvero soddisfarmi. Profuma di classico, quel minuto e poco più del primo trailer del gioco, che esibisce, in maniera anche abbastanza evidente e quindi certamente voluta, riferimenti ad alcune produzioni cinematografiche western, robetta tipo Sentieri selvaggi, Gli spietati, Il mucchio selvaggio. In sostanza il western classico, quello moderno e quello crepuscolare. Una varietà che compone molta parte dello spettro del genere, dalla quale rimane fuori giusto qualche sperimentalismo, tipo il western paranormale (Sfida a White Buffalo), ma che sicuramente Rockstar Games sarà capace di rievocare in qualche storia secondaria.

E’ così che ti voglio, Red Dead Redemption 2, perché sotto questo punto di vista Red Dead Redemption non mi ha stimolato fino in fondo. Paradossalmente, c’è molta più dose di western in Red Dead Revolver e nelle sue missioni slegate, rispetto invece ad un mondo open world nel quale si fa fatica a trovare, oltre all’estetica, un qualcosa che punga come gli speroni e odori come una sella di pelle, un qualcosa che insomma raccolga il senso di un’epopea e di un mito anche solo in una sensazione. Polvere e rotolacampi non bastano.

Red Dead Redemption 2 screenshot trailer

Il treno e i bisonti, un ottimo inizio

Vista l’ambientazione storica di Red Dead Redemption, un 1911 nel quale il west è morto da tempo, perché il mito della frontiera termina indicativamente nel 1890, quando l’Ufficio statistiche degli Stati Uniti afferma che “la frontiera è finita” e viene ucciso Toro Seduto, la cui capanna verrà mostrata tre anni dopo nel corso dell’esposizione universale di Chicago, la mancanza dell’epica della frontiera è anche comprensibilissima, per certi versi persino storicamente accurata. Però ecco, un gioco solo vagamente western sa quasi di occasione sprecata.

“Red Dead Redemption è un magnifico videogioco, ma non un magnifico western”

Red Dead Redemption è allora un magnifico videogioco, ma non un magnifico western, perché gli manca molto di quanto connota il genere, il mito della frontiera, l’esplorazione, le marchiature, gli indiani, il selvaggio, gli accampamenti notturni, la durezza della vita. Nella sua collocazione al sud trova anche un certo eco cinematografico, il western stanco dalle spruzzate messicane, potrebbe essere Giù la testa, che, lo sappiamo, è ben altra cosa rispetto alla Trilogia del dollaro, tanto per rimanere con Sergio Leone, che è già qualcosa di lontanissimo da John Ford, Howard Hawks e Anthony Mann.

Red Dead Redemption 2 screenshot trailer

La timberline

Io voglio un Red Dead Redemption 2 che esplori a fondo una mitologia, che ne presenti e omaggi tutti i tratti che la compongono, ed in tal senso mi va benissimo l’apparente spostamento verso nord, perché il sud è la tradizione, ma il nord l’epica, con quei paesaggi che sembrano cartoline del Montana e del Wyoming. La timberline è un confine inesistente, un riferimento che sembra possibile raggiungere e superare, salvo poi scoprire che è impossibile farlo. Mentre ci si va incontro essa si allontana, creando quello spazio che è lo spazio del mito e nel quale un uomo, una pistola, un cavallo e la natura bastano a costruire una storia.

Potessi scegliere un protagonista, sceglierei uno alla Tex Willer, o alla James Stewart, ma sicuramente Rockstar Games ha in serbo un tipo alla John Martson; mi andrebbe benissimo anche il Red di Red Dead Revolver. Ma in realtàla scelta dell’attore principale è qualcosa di quasi secondario se si ha come principale obiettivo la narrazione di un mito. E allora che Rockstar Games si abbandoni totalmente alle sue suggestioni, senza cercare di imbrigliarle ed abbandonando il suo a tratti stucchevole decadentismo, andando a comporre un’opera che possa diventare veramente il western videoludico definitivo.