Non si sceglie di esserlo: scettici lo si è a prescindere, quasi fosse un atteggiamento difensivo, inconscio e automatico, per una psiche già scossa dalla parabola discendente intrapresa dalla saga dal quinto episodio in poi. A rendere la situazione drammatica, più che un Resident Evil 5 unicamente reo di riproporre senza particolari picchi qualitativi una formula di per sé quasi perfetta, una lunga lista di spin-off che rendevano lampante la crisi, identitaria e di idee, che stava affliggendo le menti di sviluppatori e artisti alle redini del brand.

Capcom, in soldoni, si è meritata la nostra diffidenza, scalfendo l’entusiasmo dei fan e mortificando l’interesse della critica, diluendo e sabotando il mix di originalità e rispetto per i canoni alla base di Resident Evil 4, autentico capolavoro tutt’ora in grado di stupire e ammaliare.

Ne va dato atto al publisher nipponico: non si è praticamente mai adagiata sugli allori, cercando di rinnovare continuamente, di introdurre qualcosa di nuovo nella sua saga di punta, arrivando persino a rischiare tutto, di compromettere definitivamente il successo che, quasi sicuramente, non sarebbe scemato nemmeno se la spinta rinnovatrice si fosse fermata con Resident Evil 0.

Una lunga premessa, che vuole certamente riassumere le recenti (s)fortune dell’IP, utile a creare il giusto pathos per introdurre il colpo di scena: Resident Evil 7 ce la potrebbe fare, almeno stando a quanto visto ed esperito in prima persona grazie a The Beginning Hour, demo disponibile sul PSN, aggiornata solo qualche giorno fa con l’introduzione di una manciata di nuove location da esplorare.

Resident Evil 7 screenshot

Escludendo una breve sequenza in flashback, a sorpresa l’intera demo è ambientata di giorno. Peccato che ogni finestra della casa sia sbarrata, cosa che crea inquietanti giochi d’ombre e zone in cui dovrete comunque farvi strada nell’oscurità.

Stando a quanto provato, si tratta, senza mezzi termini, di un autentico ritorno alle origini, sancito dal drastico abbassamento dei ritmi di gioco. Memore della sua stessa lezione impartita al genere dei survival horror, in collaborazione con il Silent Hill di Konami, dopo averci messi nei panni di avatar agilissimi e armati fino ai denti, Capcom tira fuori dal cilindro il classico uomo comune, suo malgrado incastrato in una situazione più grande di lui che, ovviamente, non sa gestire in alcun modo.

La visuale in prima persona, certamente debitrice nei confronti di titoli recenti come Outlast, ma anche dei vecchi Gun Survivor, già di per sé rappresenta un impedimento non da poco. Ce ne siamo accorti praticamente subito, quando, persino equipaggiati di PlayStation VR, ci siamo sentiti minacciati in ogni direzione, incapaci di controllare, velocemente e repentinamente, se alle nostre spalle non stesse sopraggiungendo qualche minaccia sconosciuta.

L’impatto è tale che senza il visore di Sony sembra quasi di avere a che fare con una versione edulcorata e semplificata della stessa esperienza, dettaglio da non sottovalutare se si è ancora indecisi se salire o meno sul treno della realtà virtuale, nonostante sia presto per qualsiasi giudizio definitivo su Resident Evil 7 (e sul PlayStation VR, ovviamente).

“Stando a quanto provato, si tratta, senza mezzi termini, di un autentico ritorno alle origini, sancito dal drastico abbassamento dei ritmi di gioco”

Con un buon paio di cuffie, e con la complicità di una stanza immersa nel buio, se proprio siete sprovvisti della periferica giapponese, l’orrore diventa comunque tangibile. La casa in cui è ambientata la demo scricchiola e il rumore di passi, che di tanto in tanto si sente in lontananza, vi avverte che non siete soli, nonostante, è evidente, dietro l’angolo, lungo il corridoio, in quella stanza non ci sia effettivamente nessuno. Cataste di pentole sporche stipate, ammassi di carne in putrefazione e sporcizia ovunque, amplificano il disgusto, il senso di nausea che farà quasi percepire il fetore maleodorante dell’ambiente negli utenti più suscettibili e impressionabili.

Si procede a poco a poco, molto lentamente, puntualmente certi che la spaventosa apparizione, che l’effetto shock sia ormai prossimo, pronto a deflagrarsi in tutta la sua potenza. The Beginning Hour non cade in questo errore, non si lascia ingolosire dalla prospettiva di fare breccia sul pubblico con una becera sequela di salti sulla sedia. La sua forza sta proprio nella raffinatezza, nel tempo che si concede per “cuocere” per bene il suo pubblico, nel lasciarlo rosolare mentre rimanda di continuo l’inevitabile.

Il tacito accordo tra utente e gioco, quello che prevede, presto o tardi, l’arrivo del mostro e quindi dei guai, viene rispettato, anticipato dal reperimento di un’accetta o di una pistola. Resident Evil 7, almeno stando a quando visto in questa demo, si incentrerà soprattutto sull’esplorazione, sul reperimento di oggetti, indizi e risorse che possano aiutarci a sopravvivere. Sembrerebbe prevista anche una certa libertà d’azione, che si traduce in differenti modalità di risoluzione degli enigmi e strade che si possono intraprendere. Reperendo la chiave della porta secondaria dell’abitazione, ad esempio, si conclude anzitempo l’hands-on, finendo dritti, dritti nelle mani del proprio aguzzino. Allo stesso tempo, saltando qualche passaggio, ci si può ritrovare completamente disarmati nel varcare la soglia della cantina, tana di una creatura raccapricciante che non mancherà di attaccarci una volta individuati. La fuga, altro elemento che fa molto survival horror, è la miglior strategia da adottare anche se muniti di una pistola, visto che, al massimo, potrete contare su un paio di cartucce, troppo poco per abbattere definitivamente il mostro.

Resident Evil 7 screenshot

Il debito nei confronti di P.T. è evidente, ma Capcom non sembra essersi fatta troppi problemi per nasconderlo. Del resto, se Konami ha ben deciso di cancellare il promettente progetto di Kojima, perché impedire ad altri di proporne un’interessante rilettura?

Resident Evil 7 non sembra possedere la stoffa del campione. Salvo sorprese, non rappresenterà una svolta epocale, nel genere e non solo, al pari del lodatissimo e già citato quarto capitolo regolare. Tuttavia, e non è affatto poco, ha carattere, qualità, carte in regola per appassionare e intrigare non solo i fan dei survival horror, ma anche coloro che negli ultimi anni si sono dannati per il progressivo snaturamento del brand. La visuale in prima persona è una trovata (relativamente) inedita che non deve trarre in inganno: il ritmo, l’atmosfera e le meccaniche di gioco rimandano al capostipite dell’IP più di quanto ci si possa immaginare.

Inutile sottolineare che mai come in questo caso, l’utilizzo del PlayStation VR cambi profondamente la sostanza. Un buon home theatre, giocare a luci spente, munirsi di uno schermo degno di questo nome, sono tutte cose che aiutano ad immergersi nell’orrore proposto da Capcom, ma il visore di Sony vi proietta letteralmente sulla scena, rendendo il tutto incredibilmente ed enormemente più inquietante e spaventoso.

Manca ancora qualche mese alla release di Resident Evil 7 ed è consolante scoprirsi così elettrizzati all’idea di un nuovo capitolo della serie. Era da un po’ che non ci capitava.