Con Resident Evil è evidente più che in altre saghe, semplicemente perché al brand di Capcom, come le dispettose scale della più nota scuola di magia del mondo, piace cambiare. E farlo spesso, in comunione con i trend del momento.

Sì, perché esistono tantissime fan base le cui frange più intransigenti storcono il naso ogniqualvolta si palesi lo spauracchio del cambiamento, della novità, dell’inusuale. Va bene tutto, purché tutto resti uguale a sé stesso. Almeno fino a quando non è più in voga lamentarsi per la totale assenza di coraggio negli sviluppatori.

Critiche a parte, il survival horror di Capcom ha conosciuto diverse rivoluzioni, pur restando sempre fedele al concept che realmente lo anima, ovvero indagare su quel resident evil a cui accenna il titolo, sia esso incarnato negli zombie e nelle mostruosità che vagano per le strade di Racoon City, o nell’ambizione sfrenata della Umbrella Corporation, sempre pronta a superare qualsiasi limite pur di raggiungere i suoi scopi.

Con questo didascalico articolo celebrativo per i venticinque anni della saga, tanto è passato da quel 22 marzo in cui venne pubblicato il primo Resident Evil in Giappone, intendiamo ripercorrere proprio le principali tappe evolutive di una saga che, a ben vedere, non ha ancora finito di sorprenderci, affascinarci e spaventarci.

Resident Evil Reverse artwork

Resident Evil 2 (1998)

Ben più del diretto sequel, il secondo capitolo regolare sfoggia nella sua forma migliore la formula che ha dato forma e vita ai capitoli più antichi della saga, quelli realizzati a partire da telecamere fisse, sfondi prerenderizzati e continui salti sulla sedia. L’avventura di Leon e Claire occupa ancora oggi un posto speciale nella memoria e nei cuori di chi ebbe la fortuna di fruirla all’epoca della sua release originaria. Gli enigmi, l’atmosfera che si respirava all’interno della stazione di polizia di Raccoon City, il primo Licker abbattuto, tutti ricordi speciali che, tra l’altro, ben descrivono il mood dei primi capitoli del brand, così affini, per atmosfere e trama, a tanti film horror-trash degli Anni ’90.

Pur non avendo inventato il genere, sicuramente Resident Evil 2 è il punto più alto toccato dai survival horror di stampo classico.

Resident Evil 2 artwork

Resident Evil Outbreak (2003)

Resident Evil Outbreak rappresenta alla perfezione il carattere pioneristico della saga. Quando ancora il gioco online era ad esclusivo appannaggio di pochi, fortunati, utenti PC, Capcom propose al pubblico nipponico un’esperienza online da vivere direttamente su PlayStation 2. Pubblicato in Europa in una forma totalmente stravolta, come esperienza single player, l’edizione originale introduceva diversi personaggi che dovevano collaborare per sperare di sopravvivere agli orrori che avrebbero dovuto affrontare lungo il percorso.

In anticipo sui tempi, coraggiosissimo e a suo modo unico.

Resident Evil Outbreak screenshot 

Resident Evil 4 (2005)

Quanto al mostrare il futuro del gaming, Resident Evil 4 non è affatto secondo a nessuno. Il certamente traumatico cambio di prospettiva, con la telecamera posizionata poco sopra la spalla di Leon, ha di fatto cambiato per sempre il modo di concepire, sviluppare, giocare gli sparatutto in terza persona. Naturalmente, non si tratta dell’unica novità introdotta da quello che all’unanimità viene riconosciuto come uno dei migliori videogiochi di ogni tempo. Anche il ritmo, fino a quel momento relativamente compassato, conobbe un prepotente incremento, avvicinando la saga, per l’appunto, al genere degli shooter.

Imprescindibile se si vuole conoscere la storia della saga.

Resident evil 4 artwork

Resident Evil 6 (2012)

Resident Evil 6 è sicuramente un capitolo che non ci si aspetterebbe di trovare in un articolo del genere. Eppure, parlando di evoluzione della saga, il criticatissimo eppur vendutissimo gioco rappresenta un turning point tutt’altro che trascurabile. Sebbene non abbia dato vita ad alcun altro episodio simile, si tratta di un’avventura tremendamente figlia dei suoi tempi, tempi in cui la serialità stava (nuovamente) conquistando qualsiasi campo culturale e artistico. Non a caso, l’avventura è divisa in differenti episodi, in cui non cambia solo setting e protagonisti, ma anche genere di riferimento.

Tutt’altro che irresistibile a livello qualitativo, è comunque un interessante esperimento (per quanto ampiamente fallito).

Resident evil 6 artwork

Resident Evil 7: biohazard (2017)

Arriviamo così all’ultima incarnazione di Resident Evil, quella di cui si vestirà anche il prossimo Village che adotterà anch’esso la prospettiva in prima persona, ereditata dal settimo capitolo che, tra le altre cose, scelse quel tipo di telecamera anche (ma non solo, ovviamente) per cavalcare il trend della realtà virtuale che fino ad un paio di anni fa andava per la maggiore (ma che potrebbe tornare a far parlare di sé in concomitanza con il debutto di PlayStation VR 2.0).

Capitolo di rottura, sì, ma con quegli enigmi, quell’atmosfera e, soprattutto, quella “villa”, da farlo sembrare così simile al primissimo capitolo del brand.

Resident Evil 7 screenshot