Game of Thrones 2x06 "The old gods and the new": il commento
La gestione della narrazione e alcune caratterizzazioni azzeccate rendono la serie di Game of Thrones per certi aspetti migliore dei romanzi originali...
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Il primo passo per realizzare una degna trasposizione, soprattutto quella di un'opera nota e diffusa come lo è l'infinita saga di George R. R. Martin, è quello di decidere a priori quale approccio utilizzare nei confronti del materiale di partenza. Gli ovvi rischi nei quali si può incorrere nei due casi estremi sono, da un lato, quello di snaturare l'opera originale, modificando tono della narrazione, sovvertendo i caratteri, banalizzando o semplificando eccessivamente linguaggi e situazioni oppure, dall'altro lato, quello di realizzare un semplice copia-incolla, temendo di vedere i fan sulle barricate, e ignorando così completamente l'obbligatorio adattamento che un passaggio tra due mezzi così diversi l'uno dall'altro impone. La HBO è andata oltre questo, compiendo una sorta di miracolo televisivo e realizzando qualcosa che sotto alcuni aspetti risulta migliore al materiale originale.
La produzione, portando avanti un percorso da sviluppare nel lungo periodo, ha gettato le basi per la costruzione di questo personaggio fin dalla prima stagione, per poi sfruttarlo pienamente nella seconda, in cui il suo è diventato un ruolo di primo piano. Stesso non si può dire per la controparte cartacea dove, non solo nel primo romanzo il personaggio rimane spesso sullo sfondo, per poi salire alla ribalta in A Clash of Kings, ma la stessa caratterizzazione del principe delle Isole di Ferro risulta insufficiente a costruire un personaggio a tutto tondo, fin troppo pronto a tradire la casa Stark per i Greyjoy (qui invece il momento è stato approfondito in più momenti nelle scorse puntate presentando la scelta come tutt'altro che scontata).
Un altro ottimo momento della puntata è quello dell'assalto della folla di Approdo del Re alla famiglia reale di ritorno dopo aver accompagnato la principessa Myrcella alla sua partenza per il regno della Casa Martell. Il personaggio di Tyrion rimane sempre eccellente sia su carta che in video, e anche qui dimostra la sua capacità di saper leggere con anticipo le situazioni (qui il suo primo pensiero è per il principe Tommen, non per il re), di saper reagire nel giusto modo alle provocazioni degli altri – dalla folla ai membri della famiglia – e di saper rifilare degli ottimi ceffoni al momento opportuno.
Le stupende location dell'Islanda e della Croazia si alternano per raccontare le vicende dei personaggi più lontani dall'azione: Jon e Daenerys. Anche qui la produzione, alle prese con un rallentamento di entrambe le sottotrame nel romanzo di partenza, ha ritenuto di gestire le vicende, non sempre riuscendo positivamente a dire il vero, implementando poche situazioni inedite fino al presumibile culmine del finale di stagione.
La serie non è assolutamente esente da difetti, non sempre i cambiamenti o le aggiunte sono riuscite e sotto molti aspetti i romanzi si mantengono superiori, ma è impossibile non apprezzare lo sforzo e la cura messe all'opera quando più di cinquanta minuti trascorrono in un lampo e non si sente affatto la mancanza di battaglie.
