Looking (prima stagione): la recensione
La recensione della prima stagione di Looking, lo show della HBO
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
E non perché, molto classicamente, il senso sta nel viaggio e non nella meta, ma perché, più banalmente, è la vita stessa ad essere costruita in questo modo. La serie di Michael Lannan è la lente, la fotocopia, infine lo specchio (Looking Glass, anche titolo dell'ultimo episodio) delle vite normali di tre giovani omosessuali di San Francisco. Patrick (Jonathan Groff), programmatore di videogiochi, Dom (Murray Bartlett), cameriere, e Agustín (Frankie J. Alvarez), aspirante artista. Così li abbiamo conosciuti all'inizio della stagione, e praticamente così li lasciamo. Nel frattempo poco o nulla di eccezionale. Vicende professionali o più spesso relazionali, raccontate con la giusta distanza e un certo distacco, comunque nulla che non si possa riassumere in un paio di righe.
Patrick è il personaggio più riuscito e curato, quello che riceve il maggior minutaggio e la migliore costruzione, che ci restituisce una figura inevitabilmente debole e contraddittoria (ma chi, ripreso e seguito nella propria intimità, non apparirebbe così?). Seguono con un certo distacco Dom e Agustín, in ogni caso da promuovere le intepretazioni del trio e dei personaggi di contorno. I dialoghi sono adeguati allo show, contribuiscono a restituire un'idea di quotidianità romanzata che funziona e risulta credibile. E la stessa idea, fuoriluogo e fuorviante, della presenza di una "tematica omosessuale" alla base viene rigettata, riprendendo nel corso della stagione quella linea che era stata tracciata fin dal pilot.
A pochi mesi da La vita di Adele, un'opera che pone una relazione omosessuale alla base della storia, ma non ne fa il centro assoluto in quanto tale, Looking mette in scena, anche qui, ancora una volta, la quotidianità. L'omosessualità in sé emerge ovviamente, come quando Patrick sembra temere il confronto con i genitori, per poi scoprire come tutto o quasi sia solo nella sua mente, ma nulla di più. Looking non cerca lo scandalo né visivo né concettuale, semplicemente pone la normalità al centro di tutto, una neutralità che paradossalmente è già una presa di posizione.