Game of Thrones 5x09 "The Dance of Dragons": la recensione
Ad un passo dal finale di stagione, i protagonisti di Game of Thrones si trovano di fronte a delle scelte difficili
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The shadows come to stay... (Shireen in Kissed by Fire)
Solo alcune puntate fa Daenerys rispondeva a Daario che le chiedeva di riunire e massacrare tutti i padroni affermando "I'm a queen, not a butcher". Forse avrà agito bene, forse no, ma il punto è la possibilità di scegliere e di farlo secondo la propria coscienza e le proprie convinzioni, con la consapevolezza che ogni bivio in Game of Thrones proietta in avanti un'ombra che condiziona inesorabilmente il cammino futuro. La moltitudine di questo universo similmedievale appare inevitabilmente schiacciata dalle decisioni di qualcun'altro, ma questa non è la loro storia. Noi seguiamo il cammino di eroi, antieroi, personaggi dotati di un carisma che, nel bene e nel male, permette loro di tracciare il loro percorso e di convivere con il peso delle loro decisioni. Ned Stark è stato ucciso per questo, Robb Stark è stato tradito per questo, e lo stesso Oberyn con il senno di poi non ha fatto altro che proiettare in avanti il fantasma della propria morte.
In Game of Thrones ogni personaggio è responsabile per sé, e Stannis non fa eccezione. Come commentavamo alcune settimane fa, la scelta imposta da Melisandre tra la probabile disfatta e la vita di Shireen intrappolavano il personaggio in un vicolo cieco: da un lato la distruzione e la morte, dall'altro la perdita di qualunque umanità. Stannis ha scelto quest'ultima strada. Forse vincerà contro Bolton, forse no, ma a questo punto non conta più. È un personaggio completamente perduto sotto ogni punto di vista, per lui non c'è nulla ad attenderlo oltre la tormenta di neve, solo sensi di colpa e dolore. La morte di Shireen è uno dei momenti più strazianti mai mostrati in Game of Thrones, è il disperato epilogo di una piccola vita che finisce per essere solo un'estensione di quella più ingombrante del padre.
È una scelta già compiuta quella di Jon, che inimicandosi praticamente tutti i confratelli ha deciso di dare asilo ai Bruti. Nulla da rilevare tranne lo sguardo minaccioso di Olly e il nasone adorabile di Wun Wun, ormai nei nostri cuori da quando l'abbiamo visto scrollarsi di dosso non-morti come se fossero mosche. È una scelta da compiere quella di Arya, che a Braavos sembra perdere in un colpo tutto l'addestramento ricevuto nel momento in cui si trova di fronte ad uno dei nomi dell'odio, ser Meryn Trant. Recupererà la spada nascosta e lo ucciderà nel modo in cui la scrittura ci lascia palesemente intendere, oppure rinuncerà alla sua vendetta per esercitarsi a non essere nessuno?
Buona per Meereen. È sicuramente il climax meno forte a cui le classiche "puntate nove" ci hanno abituato, e non regge mai il confronto con la battaglia di Hardhome. Ma anche in questo caso va dato atto alla serie di aver costruito un punto di non ritorno per la vicenda di Daenerys a Essos, e di averlo fatto con tempismo e apprezzati tagli rispetto al materiale cartaceo. Non è una scelta molto felice riproporre a sorpresa Jorah di fronte alla regina in un'arena da combattimento dopo appena due episodi, né convince la gestione degli Immacolati (ottomila soldati ridotti a quattro nel momento cruciale). Eppure il piacere di vedere insieme Tyrion e Daenerys non accenna a calare, la riconciliazione con Jorah è un piccolo momento di giustizia, l'entrata in scenda di Drogon è spettacolare, e ci lascia con un climax sospeso, aperto a scenari tutti da scoprire.