Bloodline (prima stagione): la recensione
Il drama familiare dei Rayburn nella prima stagione di Bloodline, sottovalutato drama di Netflix
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La saga familiare narrata da Netflix nel più sottovalutato dei suoi drama procede schiacciata tra la maledizione di una morte mai elaborata e il presagio di un nuovo, inevitabile fatto di sangue che si staglia all'orizzonte. Nulla viene lasciato all'oblio delle acque della Florida, ma tutto viene rigettato sulla sabbia dalle onde della memoria, che non permettono a nessuno di andare avanti con la propria esistenza e di vivere in pace con i propri peccati e le proprie mancanze. Ai protagonisti di Bloodline rimane l'illusione di una scelta, ma una scelta comunque inserita in un presente mai veramente libero, proprio perché così condizionato dal passato e dal futuro, da una brusca caduta che dovrà arrivare prima o poi e che si ripresenta nella duplice forma di giustizia e vendetta a reclamare il suo tributo.
Eppure stavolta l'uomo sembra intenzionato a mettere la testa a posto, chiede di poter rimanere e dare un contributo alla famiglia. Il padre rimette la decisione nelle mani dei figli. In conclusione, per una serie di eventi fortuiti, Danny rimarrà, ma quello che avrebbe potuto essere il racconto di una faticosa riconciliazione e del superamento di traumi passati si trasforma presto in qualcosa di più cupo e violento. Bruschi flash sul passato della famiglia e sul suo futuro – la voce narrante di John ci accompagna nel corso della stagione – ci dicono di non abbassare la guardia, di tenere gli occhi aperti, per ricostruire le vere motivazioni dietro ognuno e decifrare un finale che già sapremo essere tragico.
La "Caduta della casa dei Rayburn", a metà strada fra thriller e drama familiare, è facilmente inquadrabile nel modello Netflix. Storie non necessariamente lente, ma che si sviluppano in maniera fluida e costante lungo tutto l'arco di una stagione, dove la natura episodica passa in secondo piano rispetto a quella stagionale. Il binge-watching diventa un suggerimento più che una possibilità. Lo show di Todd A. Kessler, Glenn Kessler e Daniel Zelman, trio già dietro Damages, imbastisce una storia che contiene fin dal primo istante un retrogusto teso e angosciante. Quel tema alla fine diventerà la nota principale della storia, ma quello che è importante notare è il modo fluido, progressivo, costante e mai improvviso in cui questo livello aumenta. Ed è esattamente la stessa considerazione valida per la costruzione dei personaggi: alla fine del percorso nessuno di loro sarà uguale a com'era al principio, ma anche qui sarà un cambiamento graduale.
Non esiste, naturalmente, una profezia nel mondo apparentemente lussureggiante e vivo di Bloodline. Ma su tutto si allunga l'ombra di un fatalismo, di una predeterminazione alla quale è impossibile sfuggire. Danny è il male, il cattivo esempio, perché deve esserlo, perché per tutta la vita gli è stato così ripetuto, ed è così che il personaggio ha finito per crederci. Allo stesso modo John, Kevin e Meg si sono adeguati a un ideale irraggiungibile, e hanno soffocato istinti che in qualche modo dovranno venir fuori. Ben Mendelsohn, grandissimo lavoro il suo, è il protagonista e il fulcro della vicenda. Non lo vedremo esplodere mai, nemmeno per un momento, ma il fuoco sarà sempre lì nascosto dietro i suoi occhi per tutta la stagione. La sua presenza è fastidiosa, ma al tempo stesso non può essere sradicata perché non rappresenta un attacco diretto alla famiglia. È più una spina conficcata nella mano, qualcosa di piccolo e insignificante, che si tende a ignorare, ma che rimane lì e fa male.
Ma tutto il cast svolge un lavoro grandioso. Addirittura Kyle Chandler, dal quale forse ci si aspetterebbe di più, rimane dietro rispetto alle performance dello stesso Mendelsohn, di un'ottima Linda Cardellini, di Sissy Spacek che qui interpreta con straordinaria umanità la madre. E poi c'è una Chloë Sevigny che rende migliore ogni momento in cui appare. Molto validi i dialoghi, fin dal primo vero momento di conflitto in cui i fratelli si ritrovano per discutere di una compagnia femminile non gradita portata da Danny all'anniversario. Molti i nomi che si alternano alla regia degli episodi, anche se l'approccio rimane uniforme, e che così spesso ripropone inquadrature distaccate, quasi nascoste e capitate per caso ad invadere la privacy della famiglia, ora da dietro un finestrino, ora da dietro un mobile.