David Tennant e Kit Harington in questa serie Netflix dimenticata (perfetta per i fan di Mindhunter)
La serie Netflix dimenticata che i fan di Mindhunter devono recuperare: interrogatori psicologici intensi con David Tennant e Kit Harington.
Quando Netflix ha cancellato Mindhunter dopo appena due stagioni, milioni di spettatori in tutto il mondo hanno provato quella sensazione straniante di vuoto narrativo. La serie di David Fincher, con la sua esplorazione meticolosa della psicologia criminale e i suoi dialoghi serrati tra agenti FBI e serial killer, aveva alzato l'asticella del thriller psicologico fino a sfiorare la perfezione. Jonathan Groff e Holt McCallany erano diventati volti familiari, guide attraverso gli abissi più oscuri della mente umana. E poi, nulla. Il sipario si è chiuso nel 2019, lasciando domande irrisolte e un pubblico affamato di contenuti simili. Eppure, proprio mentre i fan piangevano la fine prematura di Mindhunter, Netflix aveva già in catalogo la sua sostituta ideale. Una serie che condivide lo stesso DNA psicologico, la stessa tensione claustrofobica, lo stesso fascino morboso per i meccanismi mentali che portano al crimine. Si chiama Criminal UK, e nonostante un rispettabile 85% di gradimento su Rotten Tomatoes, è passata sostanzialmente sotto il radar della maggior parte degli spettatori italiani.
La magia di Criminal UK sta nella sua essenzialità formale. Senza inseguimenti, senza sparatorie, senza le consuete dinamiche action del poliziesco televisivo, la serie si appoggia interamente sulla forza del dialogo e sulla chimica tra attori. È teatro filmato, nel senso più nobile del termine. Ogni episodio diventa un duello verbale, una partita a scacchi psicologica dove l'obiettivo non è solo ottenere una confessione, ma sondare le profondità morali e psicologiche di chi si trova dall'altra parte del tavolo. Il confronto con Mindhunter è inevitabile, ma anche illuminante. Entrambe le serie condividono un fascino ossessivo per la psicologia criminale, per i meccanismi di difesa, manipolazione e autoinganno che permettono alle persone di commettere atti orribili. Dove Mindhunter scavava nella psiche dei serial killer già condannati, cercando di costruire una scienza profiling ancora agli albori, Criminal UK si concentra sul momento cruciale dell'indagine: quando la verità è ancora incerta, quando l'innocenza e la colpevolezza sono ipotesi da verificare, quando ogni parola può ribaltare una vita.
C'è una differenza fondamentale di ritmo. Mindhunter costruiva lentamente i suoi profili psicologici attraverso stagioni intere, permettendo ai personaggi principali di crescere ed evolversi in parallelo alle loro indagini. Criminal UK adotta invece una struttura antologica: ogni episodio è autoconclusivo, con un nuovo caso e nuovi personaggi. Questo formato consente alla serie di mantenere una tensione costante, senza cedimenti narrativi o riempitivi. Ogni minuto conta, ogni battuta è calibrata per spostare gli equilibri di potere all'interno della stanza. La regia gioca un ruolo cruciale. Le telecamere si muovono con discrezione chirurgica, alternando primissimi piani che catturano ogni micro-espressione a inquadrature più ampie che rivelano la dinamica spaziale tra interrogatori e interrogati. Le luci sono fredde, fluorescenti, spietate. Non c'è posto dove nascondersi in quella stanza, né fisicamente né psicologicamente. Lo spettatore diventa complice degli investigatori, osservando dalla stanza adiacente, cercando di leggere ogni esitazione, ogni sguardo sfuggente, ogni incongruenza nel racconto.
Per chi ha amato Mindhunter, Criminal UK rappresenta non tanto una sostituzione quanto un complemento perfetto. Dove Mindhunter (ingiustamente cancellata) esplorava il lato teorico e retrospettivo della criminologia, costruendo profili da applicare a casi futuri, Criminal UK ci mette nel vivo dell'azione investigativa, nel momento in cui la verità viene negoziata, costruita, a volte inventata. Entrambe le serie condividono un rispetto profondo per l'intelligenza dello spettatore, rifiutando spiegazioni facili e risoluzioni moralmente confortanti. La scelta di confinare l'azione in un unico ambiente potrebbe sembrare limitante, ma in realtà libera la narrazione da ogni distrazione visiva. Non c'è spettacolarizzazione della violenza, nessuna ricostruzione grafica dei crimini. Tutto accade nel linguaggio, negli sguardi, nelle posture. È una masterclass di recitazione e scrittura, un promemoria di quanto possa essere potente il teatro dell'interrogatorio quando eseguito con precisione chirurgica.