Westworld: la recensione dei primi quattro episodi in anteprima
Robot e umani, pistoleri e scienziati, western e fantascienza: questo è Westworld, l'attesissima serie HBO, che nei primi quattro episodi riesce a rispettare le aspettative
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La premessa rimane la stessa del film del 1973, diretto da Michael Crichton. In un futuro imprecisato viene ricostruita un'ambientazione western, popolata di robot, nella quale i clienti possono impersonare un ruolo, dando libero sfogo alle loro pulsioni senza conseguenze, vivendo grandi avventure. Quindi abbiamo tre grandi gruppi di personaggi: i responsabili della gestione, tra i quali spicca il dr. Robert Ford (Anthony Hopkins), i clienti, e qui sarà importante il neofita William (Jimmi Simpson), e i robot, in qualche modo rappresentati dalla "giovane" Dolores (Evan Rachel Wood). Se nel vecchio film era il mondo grande che si faceva piccolo per entrare nel parco, qui è un piccolo microuniverso a farsi grande per costruire una propria identità.

Nessun tema o riflessione di Westworld è nuovo, anzi è tutto abbastanza collaudato, ma è interessante vedere come certe strutture narrative non invecchiano, o trovano sempre una nuova via per colpire emotivamente. La serie di Jonathan Nolan – ma c'è anche la mano di J.J. Abrams come produttore – sceglie quello dei canoni più noti del genere western. Con i suoi saloon, le strade polverose, il grilletto facile dei pistoleri, i grandi scenari. Certo, non si può dire di vedere un western compiuto, ma trattandosi di un'imitazione a uso e consumo dei clienti paganti, probabilmente è giusto così: il genere principale rimane senza dubbio la fantascienza. Questo può creare una certa abitudine nel momento in cui la morte stessa viene disinnescata – in fondo basta ripararli – ma la tensione della storia non si scioglie mai, grazie a un ritmo in crescita nei vari episodi. Da sottolineare anche la violenza visiva: il sangue non viene risparmiato.
Il pilot di Westworld è molto diverso dagli altri episodi, ed è la puntata che potrebbe far storcere il naso a qualche spettatoreDa un punto di vista metanarrativo Westworld fa scattare poi un'altra chiave di lettura. Quella di uno show nello show, in cui gli sceneggiatori sono gli stessi scienziati, che costruiscono delle storyline per i robot, qualcosa che deve aiutare la sospensione dell'incredulità dei clienti e aumentare la verosimiglianza del mondo. E le storie che costruiscono non sono tanto diverse da quelle che, a monte, uno sceneggiatore vero potrebbe immaginare. Con l'unica, enorme differenza che noi spettatori della serie vogliamo un'evoluzione delle storie e dei personaggi, mentre un visitatore del parco si accontenta di un eterno presente che sappia convincerlo della finzione a cui partecipa.
Se applichiamo questo filtro all'intera costruzione dei personaggi robotici, allora tutto cambia. Quella luce e quel fuoco che dicevamo all'inizio contrastano con una nuova "umanità" la freddezza e l'apatia delle stanze di ricerca, buie e claustrofobiche. Ed è indubbio che anche visivamente le macchine siano più interessanti, anche solo per l'azzurro del vestito di Dolores e i suoi lunghi capelli biondi, o per le cicatrici di Armistice (Ingrid Bolsø Berdal). E poi c'è il personaggio interpretato da Ed Harris: fa un certo effetto vederlo qui, lui che in The Truman Show era il dio di un mondo artificioso e falso.
Westworld andrà in onda su Sky Atlantic HD in contemporanea con gli Stati Uniti alle 3 del mattino del 3 ottobre, e poi in replica la sera alle 21 in versione sottotitolata in italiano. Il primo episodio verrà presentato in occasione del Roma Web Fest il 30 settembre alle 16 presso il Maxxi.