L’Academy ha deciso di rispondere concretamente alle polemiche che impazzano da quando sono state annunciate le nomination all’88esima edizione degli Oscar, rappresentate sui social e in particolare su Twitter con l’hashtag #OscarsSoWhite.

Il motivo di tali polemiche è presto detto: per il secondo anno consecutivo, tutti e venti gli attori nominati nelle categorie dedicate alla recitazione sono caucasici, e in generale sembra che i film e i filmmaker appartenenti a minoranze razziali (o di sesso femminile) siano stati snobbati. L’Academy aveva già dato una prima risposta nei giorni successivi spiegando di aver ampliato i propri iscritti invitando ben 322 nuovi membri (di cui molti di etnia non caucasica), ma a quanto pare in sede di nomination questo non è bastato (gli appartenenti all’Academy sono infatti 6.261).

Le polemiche sono quindi proseguite e hanno raggiunto scala globale, ricevendo il sostegno di moltissimi attori noti: da Mark Ruffalo (che tuttavia ha smentito di non voler partecipare alla cerimonia di quest’anno) a Spike Lee, Jada Pinkett e Will Smith (che invece hanno annunciato di boicottare la serata), un coro quasi unanime al quale si sono contrapposti nomi come Michael Caine, che a BBC Radio 4 ha invitato alla pazienza:

Ci sono moltissimi attori di colore. Non si può pretendere che vengano votati solo perché di colore. Bisogna fare una buona performance, e so che ce ne sono state di molto buone. […] Bisogna avere pazienza. L’Oscar arriverà. Ci sono voluti anni perché io ne prendessi uno.

Ruffalo, in particolare, ha rilasciato dichiarazioni molto dure:

Non sono solo gli Academy Awards. È l’intero sistema Americano che è impregnato di razzismo e privilegio nei confronti dei bianchi. Arriva fino al nostro sistema giudiziario.

Queste invece le opinioni di Will Smith:

Le nomination riflettono l’Academy, l’Academy riflette l’industria, riflette Hollywood. E l’industria riflette l’America, una serie di sfide che sono in atto in questo momento nel nostro paese. C’è una corsa regressiva verso il separatismo, la disarmonia razziale e religiosa, e non è la Hollywood in cui voglio vivere, non è l’industria e l’America in cui voglio vivere.

Sfide che a quanto pare l’Academy ora ha deciso di affrontare, rilasciando un comunicato a nome del presidente Cheryl Boone Isaacs. Obiettivo dei cambiamenti annunciati, quello di raddoppiare la presenza di membri femminili e di etnie diverse (aumentando quindi, come conseguenza, la possibilità che vengano nominate persone di diversa appartenenza etnica). Ecco le due regole in breve:

  • L’Academy integrerà il processo tradizionale nel quale i membri attuali sponsorizzano l’ingresso di nuovi membri, lanciando una ambiziosa campagna globale per identificare e invitare nuovi membri qualificati che rappresentino una maggiore diversità,
  • L’iscrizione all’Academy una volta era permanente, da adesso per mantenerla sarà necessario essere attivi nell’industria cinematografica. Un nuovo iscritto apparterrà all’Academy per dieci anni dopo l’ingresso, e otterrà altri dieci anni di iscrizione se continuerà a lavorare nell’industria. Al raggiungimento dei tre decenni, l’iscrizione diventerrà a vita. Tutti i nominati e i vincitori di un’Oscar otterranno una iscrizione a vita.

Queste due regole dovrebbero garantire un certo ricambio nei membri dell’Academy, e contribuire a rendere effettivamente più rappresentativa una organizzazione composta prevalentemente da maschi (73%) bianchi (93%) e persone che non lavorano attivamente nell’industria da decenni (l’età media è di 63 anni).

L’Academy ha anche annunciato di aver aggiunto tre nuovi membri agli attuali 51 appartenenti al Board of Governors, e ha confermato (dopo una riunione con la ABC e gli agenti dell’attore) che Chris Rock condurrà la cerimonia del 28 febbraio. Numerosi attivisti avevano chiesto a Rock di rinunciare all’incarico.

Va detto che nei fatti sarà difficile che i cambiamenti annunciati modifichino realmente la situazione: l’industria cinematografica è ancora guidata da maschi caucasici, ed è improbabile che la situazione subisca una inversione di tendenza. Si tratta comunque di un passo avanti verso una reale diversificazione.