Nel 1992 l’allora direttore della Mostra Del Cinema di Venezia Gillo Pontecorvo respinge Gli Spietati di Clint Eastwood, il film non sarà nella selezione. Motivazione: “È un western”. Flashforward al 2018. In concorso alla Mostra Del Cinema di Venezia ci sono 3 western (vedremo quanto convenzionali e quanto rivoluzionari), quello dei fratelli Coen, quello di Jacques Audiard e quello di Jennifer Kent. Sono passati 26 anni e un oceano di mutamenti nel mondo del cinema e nella considerazione dei generi. Così tanto che Alberto Barbera ha aperto la conferenza stampa di presentazione dei film dicendo proprio che “Il cinema d’autore di oggi è il cinema di genere”.

Ce ne eravamo accorti proprio a Venezia vedendo film come Gravity o Arrival (ma anche a Cannes vedendo Mad Max: Fury Road) e quest’anno sarà l’apoteosi di questa lunga ondata di mutamento. Tra concorso e fuori concorso è possibile trovare il nuovo film di S. Craig Zahler (uno dei più interessanti in assoluto anche se non popolare come altri) con Mel Gibson intitolato Dragged Across Concrete, Shinya Tsukamoto, il remake di Suspiria dal regista italiano più interessante del momento, un polar come Freres Ennemis e poi ancora La Quietud di Pablo Trapero (già regista di El Clan) e Shadow di Zhang Yimou.

Fermo restando che quest’edizione continua anche la tendenza di recupero del cinema classico con un ampliamento non da poco della sezione classici, il film di Orson Welles perduto che Cannes non aveva potuto mostrare, il concorso di documentari sul cinema e la pre-apertura con Il Golem musicato dal vivo. Il Festival di Venezia è sempre di più la frontiera della cinefilia classica che incontra quella contemporanea, adottando ovviamente quello che arriva (molto della selezione di qualsiasi grande festival è fatta semplicemente da ciò che è pronto ed è disposto a venire) ma scegliendo di sistemarlo in modi che dicano qualcosa su cosa stia accadendo al cinema.

Mettere una cineasta come Jennifer Kent (The Babadook) in concorso come anche Roberto Minervini (un genio che fino ad oggi non era mai stato in un grande concorso internazionale), affiancarli ai fratelli Coen, a Mike Leigh, Paul Greengrass, Alfonso Cuaron e Yorgos Lanthimos è quel tipo di audacia che un festival grande dovrebbe insegnare ai più piccoli, benedicendo un film (e inevitabilmente i suoi simili) con l’alloro della cupola della cinefilia. Poi ovviamente vedremo le nuove scoperte, le opere prime e gli sconosciuti che il festival tira fuori dal nulla (forse la componente meno di successo della seconda gestione Barbera).

Accade così che in quella che forse è l’edizione di Venezia con più grandi nomi, in cui pare che ogni film del Concorso e del Fuori Concorso sia diretto da un maestro ci siano (in concorso) almeno 4 cineasti al secondo o terzo film dalla fama in rapida crescita (Chazelle, Nemes, Reygadas e Minervini) e almeno altri 4 davvero poco noti (Tobal, Corbet, Alverson e Kent). Venezia insomma non si è trasformata in quello che era diventata Cannes, una rassegna di nomi altisonanti con film spompatissimi che guardano indietro, ma (fermo restando che dobbiamo ancora vedere i film) una rassegna dalla grande vitalità.
I nomi immensi, paradossalmente, sono pure pochi. Sono Zhang Yimou, Mike Leigh e i Coen (e chi vuole ci può inserire Tsukamoto e Cuaron), non di più, il resto è quel livello medio di autori emergenti che guardano avanti più che indietro.

C’è poi Orizzonti che negli ultimi anni ha tirato fuori Gatta Cenerentola, Brutti e Cattivi, Liberami e Nico, 1988 (solo per citare gli italiani) e che quest’anno scommette su Sulla Mia Pelle, il film sulla storia di Stefano Cucchi, oltre alla solita selezione che attinge da tutto il mondo. E ovviamente ci sono le star (e Barbera ha detto che le star “ci saranno tutte”). Da Emma Stone per Lanthimos fino a Lady Gaga e Bradley Cooper per A Star Is Born e poi Ryan Gosling per First Man, Joaquin Phoenix e Gyllenhaal per Sisters Brothers ecc. ecc.

Inutile rielencare un’altra volta tutto da capo per dimostrare che questa selezione ha limato un po’ le solite esigenze di un festival di glamour e cinefilia per ampliare il settore che sta in mezzo i “nuovi autori” noti e non noti, emergenti e scoperti, senza timore del cinema che non passa dalle sale (sono 6 i film di Netflix) e come sempre includendo un evento mondiale televisivo che ha il sapore del cinema come L’Amica Geniale di Saverio Costanzo.

Al minimo storico il tasso di italianità, con tre film in concorso di cui due in realtà americani. Uno per produzione (Suspiria) e uno per ambientazione e tema (What You Gonna Do When The World’s On Fire) e la parte più leggera spostata in Orizzonti.

Riuscirà Barbera a presentare per primo (i film sono tutte anteprime mondiali) il prossimo trionfatore degli Oscar per il sesto anno consecutivo (La La Land non vinse come miglior Film ma fu lo stesso il trionfatore della serata)? La selezione sembra puntare su A Star Is Born.

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La 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica,diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, si terrà dal 29 agosto al 8 settembre 2018.

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