Alcuni giorni prima che Walt Disney World a Orlando chiudesse a causa della diffusione del Coronavirus (insieme a tutti parchi Disney e non), eravamo agli Hollywood Studios per tentare quella che, nonostante la nuova attrazione abbia aperto più di tre mesi fa, è ancora un’impresa eroica: imbarcarci su Rise of The Resistance.

La sera prima, io e la mia squadra (mio marito e due delle mie più care amiche) abbiamo discusso il nostro piano d’attacco. Nei giorni precedenti avevamo raccolto informazioni per riuscire a entrare nella coda virtuale che ogni giorno apre alle 8 di mattina mettendo a disposizione gli slot per la giornata corrente. La sveglia è suonata alle 5, le navette della Disney partono dai Resort mezz’ora prima dell’apertura dei parchi, quindi abbiamo optato per un taxi fino agli Hollywood Studios e ci siamo mesi in fila davanti ai cancelli alle sei meno dieci in compagnia di almeno un centinaio di persone.

Perché presentarsi così presto se la coda è virtuale? Tutto funziona tramite l’app di Disney World, nella homepage c’è una seziona dedicata a Rise of the Resistance e ogni giorno alle 8 viene aperta la coda virtuale (che nel giro di 30 secondi è esaurita) per assicurarsi un posto durante la giornata. Per essere in grado di unirsi al gruppo d’imbarco bisogna aver autenticato la tessera o la Magic Band all’ingresso del parco entro l’apertura della coda virtuale, quindi se si è troppo indietro nella fila ai cancelli non si riesce a essere dentro il parco entro le 8. Tutte utilissime informazioni che i membri del cast ci avevano fornito nei giorni precedenti.

Il parco ha aperto verso le 7: una volta dentro, ci siamo diretti insieme a una marea di persone verso Galaxy’s Edge (l’area dedicata a Star Wars) e abbiamo aspettato il momento dell’apertura della coda virtuale seduti su una panchina. La sera prima avevamo deciso che la responsabilità di premere il tasto “unisciti al gruppo d’imbarco” in quella drammatica finestra di 30 secondi sarebbe ricaduta sul dito di Enrica che, in qualità di Pro nell’acquisto dei biglietti di concerti che vanno esauriti dopo due secondi dalla messa in vendita, sembrava la più adatta a garantire il successo dell’operazione.

Alle 8 precise, mentre mi rifugiavo in bagno per non assistere alla snervante scena del tap sull’iPhone, ho sentito grida di giubilo provenire da ogni dove. Immediatamente sono uscita per capire la situazione e l’immagine di mio marito e delle mie amiche che correvano e saltavano abbracciandosi (un po’ come quando Grosso ha segnato l’ultimo rigore ai Mondiali del 2006) era la visione di una mattinata di successo. Enrica, il nostro eroe, era riuscita nell’impresa di prenotare il gruppo 8, per darvi un idea dell’entità della cosa posso solo dire che dal gruppo 60 in poi non è garantito l’accesso all’attrazione in quanto potrebbe essere finita la giornata.

Così, ci siamo messi in cammino verso la location e appena arrivati hanno annunciato il nostro turno. Accompagnati da un gruppo di membri del cast vestiti da ribelli, ecco che iniziava la nostra avventura: la fuga dal Primo Ordine.

Onestamente per i primi due minuti ero talmente euforica che non ricordo quello che è successo, ho ripreso coscienza quando ci siamo ritrovati in una stanza dove è apparsa una perfetta proiezione olografica di Rey che ci spiegava insieme a BB8 che, in quanto nuove reclute, saremmo stati condotti dal Generale Organa. Usciti dalla stanza ci siamo ritrovati all’esterno e, guidati dai membri del cast, abbiamo camminato verso un veicolo spaziale parcheggiato sotto a una sorta di grotta. Una volta dentro il veicolo, le porte si sono chiuse dietro di me e Poe Dameron ha annunciato l’inizio del nostro viaggio per raggiungere il Generale Organa. Ma durante il percorso succede l’imprevisto: veniamo intercettati dal Primo Ordine che ci ordina di imbarcarci sullo Star Destroyer. All’improvviso le porte dietro di me si riaprono lasciandoci tutti senza fiato: invece di ritrovare l’ambiente esterno da cui eravamo entrati, si palesa davanti ai nostri occhi l’enorme ponte dello Star Destroyer e un plotone di stormtrooper pronto ad “accoglierci”. Le dimensioni e l’impatto visivo della scena sono impressionanti, i membri del Primo Ordine ci conducono in un corridoio dove ci smistano in gruppi e ci lasciano in una cella dove il Generale Hux e Kylo Ren cercano di estrapolare da noi informazioni utili sulla resistenza. Mio marito era convinto che fossero animatronic, invece sono proiezioni olografiche 3D talmente precise che per un momento non capisci cosa stai guardando. Alla fine del segmento si apre una porta di cui nessuno aveva notato l’esistenza: è la resistenza che è riuscita a irrompere nello Star Destroyer e ci carica su un veicolo guidato da un droide R-5 per condurci alla salvezza.

Il veicolo è autonomo e senza binari, funziona a trazione magnetica e segue traiettorie imprevedibili. È programmato per gestire quattro sistemi diversi: tecnicamente alla fine del percorso è come se avessi provato quattro attrazioni diverse tra loro, ma in Rise of The Resistance sono integrate senza soluzione di continuità per servire lo svolgimento della storia, quindi la sensazione è di un’esperienza unica di 17 minuti.

Quello che succede durante la fuga dallo Star Destroyer è difficile da descrivere nel dettaglio. C’è l’interazione con i diversi personaggi che sono parte della narrazione (Finn, Kylo Ren, il Generale Hux e gli stormtrooper), la fusione di elementi fisici, ologrammi, Audio-Animatronic, tecnologia laser e simulatori… La stessa tecnologia di spostamento del veicolo principale usato nell’attrazione permette di passare da una frenetica e incontrollabile corsa all’interno dello Star Destroyer all’essere scaraventati indietro dalla forza di Kylo Ren, alla caduta libera stile “Tower of Terror” per poi ritrovarsi impercettibilmente all’interno di una sorta di simulatore. È insomma il trionfo della perfetta armonia tra tecnologia e narrazione di qualità.

Usciti da Rise of the Resistance ci si ritrova senza parole: noi ci siamo guardati smarriti l’un l’altro, cercando di processare quello che avevamo appena vissuto, decisamente la migliore attrazione di sempre.

Un’immersione a 360 gradi in un’esperienza unica che fa perdere il senso della realtà, arricchita dal classico umorismo in stile Star Wars e dalle magnifiche performance dei membri del cast all’interno del percorso che rendono tutto ancora più credibile. Con Rise of the Resistance gli Imagineers si sono superati: l’attesa che aveva preceduto l’apertura della seconda attrazione di Star Wars: Galaxy’s Edge era decisamente giustificata. Insomma, è valsa la pena di alzarsi alle 5 e aspettare tre ore per vivere 17 minuti di magia nell’universo di Star Wars…