Mufasa: il Re Leone, abbiamo visto i primi 40 minuti del film!
Abbiamo visto i primi 40 minuti di Mufasa. Ve li raccontiamo con qualche considerazione sulla qualità del film
Appena inizia Mufasa l’impressione è di tornare nella casa… riarredata con qualcosa di diverso. La scia seguita da Barry Jenkins è quella di Favreau. Il fotorealismo delle immagini è ancora pazzesco, e nemmeno qui si evita completamente l’effetto uncanny valley del remake precedente.
Vi raccontiamo di seguito il contenuto del footage visto di Mufasa. Ovviamente ci sono piccoli spoiler.
I primi minuti di Mufasa
Mufasa inizia come Il re leone: un volo d'aquila sulla savana, gli animali si radunano sotto la rupe dei re. Appare Simba, annunciando di stare per coronare il sogno di suo padre: ha trovato un rifugio per tutti. Nala non è con lui, è lontana in un luogo verdeggiante. Si rifugia sotto una roccia e dice “Simba, sono qui”. I due sembrano in qualche modo percepirsi nella distanza.
Incontriamo Mufasa da piccolo che osserva il sole e chiede ai suoi genitori cosa ci sia nell’orizzonte dove tramonta. È Milele, rispondono loro, un posto verdeggiante e sicuro, un regno pieno di vita. Inizia qui la prima canzone, molto nelle corde di Lin Manuel Miranda. Milele “vive in te, vive in me” cantano, una sequenza che ricorda vagamente Il cerchio della vita. Mufasa immagina che il deserto in cui vive diventi tutto verde. I colori sono incredibili, è il momento più cartoonesco, ma è anche visivamente molto efficace. Facile immaginare che il brano diventerà un tormentone.
Si ritorna alla siccità. Dal cielo arrivano però le prime gocce di pioggia. Mufasa si specchia in una di queste. Gli animali bevono e giocano inizialmente rasserenati dall’arrivo dell’acqua. Un fiume esonda, portando la distruzione. Il piccolo si ritrova al centro di correnti fortissime, viene aiutato dai suoi genitori. Il padre, nell’acqua con lui, gli dice di seguire la voce di sue madre. Gli argini cedono e Mufasa viene sbalzato lontano. È da solo, lontano da casa e dalla sua famiglia, in un territorio verdeggiante che non conosce. Si chiede se sia Milele. Viene soccorso da Taka, figlio di Obasi e salvato da un alligatore che lo sta per mordere. Il modo in cui le zampe di Taka si posano su quelle di Mufasa, per tirarlo in salvo, ricordano l’iconica sequenza della morte ne Il re leone. Arriva Eshe, la madre di Taka che accompagna a casa il figlio e “il randagio”.
Mufasa e Taka
Il re Obasi sta dormendo. È un re pigro e furbo che governa esibendo il suo potere e senza paura di dire menzogne. Taka ha sempre desiderato un fratello, dice, ed è contento di accogliere Mufasa. Eppure suo padre non è d'accordo. Ritiene che gli unici legami nella savana debbano essere quelli di sangue. Propone così una sfida di corsa. Se il nuovo arrivato vincerà potrà vivere. La sfida, con il piccolo Mufasa sfinito, è chiaramente impari. I due corrono comunque felici, ma ogni volta che cade nell’acqua “il randagio” ha visioni dell’evento traumatico che l’ha fatto finire lì. Sta per perdere, ma il generoso Taka lo aiuta a vincere. Diventano amici, sotto lo sguardo severo del re.
Inizia la seconda canzone. Taka spiega cosa farà “Quando sarò re”. È un montaggio piuttosto convenzionale, su una canzone ben ritmata, lontana dai ritmi tribali di Hans Zimmer, che mostra la rapida crescita dei due facendo marachelle. Li troviamo cresciuti in uno stacco di montaggio, ma il rapporto con il re non è cambiato, ancora vuole che Mufasa stia con il gruppo di femmine, mentre impartisce trucchi da sovrano al figlio che deve rafforzarsi. “Un giorno ti tradirà, è quello che fanno i randagi”, gli dice. Guarda poi l’orizzonte: “Tutto questo un giorno sarà tuo”. È qui che il film sembra prendere una direzione chiara e prevedibile, con fin troppo palesi echi dell’originale. È la scena peggiore. Da qui in poi però cambia totalmente tono.
Si torna nel presente: Pumba ha finito i grilli, corre a prenderli. La storia continua…
Questo è quanto è stato mostrato in anteprima, 40 minuti visivamente splendidi, con una regia capace di dare un respiro epico alla storia. Sono un po’ troppi i richiami al classico Disney, le strizzatine d’occhio e alcune inquadrature più realistiche (come dei primi piani che sembrano presi da un’action cam) appaiono fuori luogo. Arrivati a quel punto però il film risulta veramente appassionante e più maturo di quanto si potesse pensare.
Mufasa esce il 19 dicembre.