Al tempo della sua uscita nel lontano 2018, quando il mondo non aveva ancora cominciato a finire, Venom venne massacrato dalla critica e premiato dal pubblico, con medie tuttora bassissime sui vari aggregatori online e un incasso mondiale che superò abbondantemente gli 800 milioni di dollari, rendendolo uno dei campioni d’incassi peggio recensiti della storia.

A quanto pare la spaccatura tra critica e pubblico non si è ancora sanata, se è vero che al momento in cui scriviamo Venom è al suo quarto giorno consecutivo in cima alla classifica dei più visti su Netflix Italia, dove è sbarcato questa settimana – non dei film più visti, ci teniamo a specificare, ma dei più visti in generale: al momento, per esempio, sta stracciando anche i nuovi episodi di The Umbrella Academy e la serie sulla Dark Polo Gang.

È quindi arrivato il momento per noi che di mestiere scriviamo di cinema di guardarci indietro e farci quella domanda che non vorremmo mai doverci fare: ci siamo davvero sbagliati così tanto? È possibile che Venom non sia l’orrore che abbiamo (chi scrive si mette nel novero) descritto due anni fa, e che sia in realtà un ottimo prodotto supereroistico meritevole di rivalutazione critica? Vi ringraziamo della domanda, e mentre andiamo a rivederci il film vi lasciamo in compagnia di una delle poche scene di Venom dove c’è effettivamente Venom

 

No no e ancora no

Bene, ora che siamo di nuovo qui a parlare di Venom è il momento di mettere subito le cose in chiaro: no, il film con Tom Hardy non è un ottimo prodotto supereroistico. Innanzitutto commette il peccato capitale – ma non per questo meno frequente – di essere un film di supereroi che dedica dieci minuti al supereroe in questione e tutto il resto del mondo a costruire le basi per un sequel nel quale finalmente succedano le cose che ci si aspetta succedano nei film di supereroi. Vi lamentavate dei Batman di Nolan nei quali si vede pochissimo Batman? Venom è peggio, e commette anche un altro errore imperdonabile in un film del genere, quello di avere un villain inutile, piatto, noioso e dimenticabile; colpa di come è scritto ma colpa anche di Riz Ahmed, la persona meno interessata al suo ruolo che si sia mai vista in un cinecomic dai tempi di Natalie Portman nel secondo Thor.

Venom, in sostanza, è insalvabile come film di supereroi, per i motivi sopra descritti e per infiniti altri che non vale la pena sviscerare, ma che vanno dalla frettolosità dell’intero arco narrativo che coinvolge il simbionte alieno a tutto un discorso più ampio sulle aspettative di violenza e maleducazione legate al personaggio e alimentate da mesi di dichiarazioni entusiaste da parte di Ruben Flesicher e dello stesso Tom Hardy. Non è però un film insalvabile, anzi è un più che discreto rappresentante del genere al quale realmente appartiene, nonostante tutte le pose che si spara: la rom com.

 

Sì sì e ancora sì

Venom è una commedia romantica, un classico triangolo lui/lei/l’altr* dove l’altr* è una forma di vita simbiotica aliena con tratti parassitoidi invece che il nuovo collega o la maestra d’asilo della piccola Pam. Il primo atto in particolare sembra ricalcato da un film di Rob Reiner: lei è un’avvocatessa in carriera lui un giornalista d’assalto un po’ scalcagnato, e si amano molto, ma lui la delude e lei lo molla, e lui perde il lavoro e la sua vita perde il senso, mentre lei riesce a ripartire e a ricostruirsi un futuro, poi finalmente lui ha l’occasione di riparare ai suoi errori e di dimostrare di essere bravo a fare il suo lavoro così da riconquistare il cuore di lei, se non fosse che mentre ci sta provando incontra l’altr* che gli entra immediatamente dentro, non lo lascia mai, è come se il nostro eroe avesse sempre la sua voce in testa, ed è proprio qui che Venom si allontana parzialmente dal modello rom com con l’introduzione di elementi estranei al genere tipo un alieno simbionte indistruttibile che mangia la testa della gente.

Ma non se ne allontana neanche troppo, a dirla tutta; certo, c’è una sottotrama che coinvolge il già citato Riz Ahmed e probabilmente la fine del mondo, ma quello che interessa a Ruben Fleischer è tenere la macchina da presa incollata su Tom Hardy e guardarlo che, per usare un’espressione un po’ tecnica, fa lo scemo – a proposito, è imbarazzante vedere Ahmed e Hardy nella stessa scena, il primo con l’entusiasmo e il trasporto di quello che è indietro con un paio di rate del mutuo, il secondo che si diverte come un bambino a fare il Jim Carrey, le vocette, le faccette, un trasporto talmente commovente che Ruben Fleischer gli fa fare tutto quello che vuole, anche cose che sarebbe meglio evitare per una questione di dignità personale e credibilità professionale. Ma ci siamo distratti: dicevamo che, quando non c’è in scena l’uomo più annoiato della storia dei cinecomic, Venom persiste nell’essere una commedia romantica nella quale il terzo incomodo ha i superpoteri.

Tipo Ted, ma con l’alieno

In altre parole Venom è più vicino a Ted che a un qualsiasi film Marvel o persino a Deadpool, con il quale in teoria avrebbe dovuto condividere un certo approccio sporco e violento e maleducato, che però nel film di Fleischer si limita a un paio di battutacce e a un paio di teste divorate in un batter d’occhio e presto dimenticate. E visto in quest’ottica funziona molto di più di quanto avessimo scritto in massa due anni fa. Di più: ci sono ottimi motivi per fare un’affermazione che farà rabbrividire chiunque abbia a cuore il cinema inteso come esperienza collettiva in una sala preposta su uno schermo grande grande, e cioè che Venom funziona ancora di più oggi che sta su Netflix e lo si può guardare dal divano di quanto non abbia già fatto al cinema.

Prima di ricevere minacce e teste di cavallo mozzate, ecco le nostre motivazioni:

  • Riz Ahmed. Se sei in sala a vedere Venom e compare Riz Ahmed con un altro dei suoi pallosissimi monologhi, provi fastidio, noia e quella sensazione di essere intrappolato in compagnia di una sottotrama della quale non ti interessa granché. Se sei sul divano a farlo puoi sfruttare le sue scene per controllare Facebook, Instagram, TikTok, MySpace o il Tamagotchi.
  • La tremenda CGI che dà il peggio di sé durante il combattimento finale. Sul megaschermo di un cinema brillava in tutta la sua mediocrità, mentre su un televisore sotto i 60’’ è tutto abbastanza confuso da mascherare le magagne, e le scene in cui c’è Venom che tira mazzate diventano indistinguibili da una cutscene di God of War 3, e God of War 3 era un gioco bellissimo.
  • Alla fine esplode uno shuttle. D’accordo, lo faceva anche al cinema, ma non siete contenti che lo rifaccia anche a casa vostra?

Facili ironie a parte, comunque, è vero che Venom non è così brutto come lo si è dipinto, e che il solo Tom Hardy in versione Nic Cage è ragione sufficiente per perdonare al film molti dei suoi problemi. Di sicuro vederlo in cima a una classifica che fino a poco tempo fa è stata dominata da 365 giorni è comunque un toccasana per il morale.