Addio a Blockbuster Italia: cosa cambia?
Blockbuster cessa l’attività in Italia, dopo meno di 20 anni di vita, riflettendo la realtà del consumo mediatico. Ma cosa cambia di fatto?
In Italia Blockbuster non esiste più.
In altri paesi, come ad esempio la Germania, il videonoleggio prospera; in altri come la Cina, il videonoleggio illegale (negozi fisici che noleggiano dvd piratati senza nascondersi) è all’ordine del giorno. Da noi, per fortuna, quest’ambiguità è finita.
Per fortuna perchè da una parte l’illegalità rimane confinata ad ambiti precisi e non istituzionalizzata e dall’altra perchè il commercio fisico, e tutta la lobby che ne ha protetto gli interessi per decenni (catalizzata attorno a Univideo), sono stati alcuni tra gli operatori che hanno lavorato per ritardare l’arrivo di un’offerta legale degna di questo nome in Italia.
Blockbuster dunque ci saluta con la pagina più brutta di sempre, un pastrocchio di numeri colorati e in posizioni che vorrebbero comunicare allegria e “sconti”, quando in realtà il messaggio è la cessazione delle attività. Probabilmente ormai dell’estetica non interessa più nulla a nessuno, vista la situazione.
Elaborato il lutto però è opportuno chiedersi da cosa venga sostituito. Se consideriamo la morte della catena di videonoleggi più grossa del paese come la morte del videonoleggio in sè (in realtà rimangono moltissime altre realtà ma Blockbuster all’apice del successo contava 220 punti vendita), a sostituirlo dovrebbe essere chi l’ha ucciso: pay tv e internet. Ma non è così.
In questi ultimi anni i settori dell’entertainment si sono allargati e sovrapposti, così che aree prima nettamente distinte, come quella videoludica o della serialità televisiva, hanno compenetrato quella cinematografica. Tutti questi contenuti sono in lotta per la conquista del nostro tempo libero (se vedo un film non vedo una serie nè gioco a un videogioco, e viceversa) e quella minoranza comunque sostanziosa che per abitudine, ceto ed età si riforniva da Blockbuster ora non ha alternative cinematografiche domestiche e solitamente non frequenta i cinema.
Dunque la morte di Blockbuster in Italia è di certo un fatto positivo che riflette sia la strada che stiamo battendo che la realtà delle cose, ma dall’altra è una mossa che sposta la centralità del consumo cinematografico nelle abitudini d’intrattenimento del paese. Almeno fino a che l’offerta on demand (sia attraverso internet, sia attraverso decoder attaccati alla tv) non arriverà a poter proporre quasi tutto quello che la pirateria mette a disposizione.