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Al Pacino su Prime Video, nel kolossal del 1985 (da una storia vera) che nessuno vuole ricordare

Questo film con Al Pacino fu un flop devastante che costrinse l'attore a ritirarsi per 4 anni. Scopri cosa andò storto nel kolossal di Hugh Hudson.

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Ci sono film che nascono con tutte le carte in regola per diventare dei capolavori e finiscono invece per rappresentare uno dei momenti più bui nella carriera dei loro protagonisti. Revolution del 1985, diretto da Hugh Hudson reduce dal successo di Momenti di gloria, è esattamente questo tipo di pellicola: un kolossal storico ambizioso, disponibile su Prime Video, che si trasformò in un disastro critico e commerciale tale da mettere in seria difficoltà la carriera di Al Pacino, costringendo l'attore a una pausa di quattro anni dal grande schermo. Il film racconta le vicende di Tom Dobb, un cacciatore e pescatore newyorkese trascinato obtorto collo nella Rivoluzione Americana del 1776. La sua non è una scelta ideologica, ma puramente personale: quando suo figlio quattordicenne Ned viene prima arruolato come tamburino dai coloni ribelli per pochi spiccioli, e successivamente catturato dalle truppe britanniche, Tom si ritrova a combattere per ritrovarlo.

Nel mezzo di battaglie, assedi e sofferenze che durano anni, incrocia più volte la strada di Daisy McConnahay, un'aristocratica interpretata da Nastassja Kinski che ha abbracciato la causa rivoluzionaria diventando infermiera e staffetta per l'esercito dei coloni. La trama intreccia dunque vicende private con i grandi eventi storici che portarono George Washington e il generale francese Lafayette alla vittoria contro le Giubbe Rosse di Giorgio III d'Inghilterra, dando vita agli Stati Uniti d'America. Un affresco storico che avrebbe dovuto competere con i grandi film epici dell'epoca, ma che si arenò in una serie di problemi produttivi e artistici che ne decretarono il fallimento. Hugh Hudson concepì Revolution come un grande affresco storico in cui le storie individuali dovevano intrecciarsi con i momenti cruciali della nascita della nazione americana.

L'ambizione era evidente: ricostruire fedelmente l'epoca coloniale, dalle battaglie campali agli assedi urbani, passando per la vita quotidiana dei rivoltosi. Parte delle riprese furono realizzate in studio, ma una porzione significativa venne girata paradossalmente in Inghilterra, nelle contee britanniche che offrivano paesaggi simili a quelli del New England del Settecento. Un dettaglio ironico, considerando che il film raccontava proprio la ribellione contro la Corona britannica. Il cast riuniva nomi di peso: accanto a Pacino, Donald Sutherland nei panni del sergente maggiore Peasy, un ufficiale britannico "cattivissimo gonfio di odio e disprezzo Made in Great Britain", come scrisse un critico dell'epoca. Nastassja Kinski portava sullo schermo il personaggio di Daisy, mentre nel cast facevano la loro comparsa anche volti che sarebbero diventati noti successivamente, da Robbie Coltrane a Dexter Fletcher, fino alla cantante Annie Lennox in un piccolo ruolo.

Nonostante questi presupposti, il risultato finale deluse profondamente. La critica fu feroce. Il problema centrale di Revolution sembra essere stato l'incapacità di fondere efficacemente la dimensione intima con quella epica. Tom Dobb è concepito come un uomo comune, un pescatore che pensa solo ai suoi affari e a recuperare la barca sequestrata dai ribelli, sua casa e fonte di sostentamento. Non ha idee rivoluzionarie, non sogna la libertà delle colonie: vuole solo ritrovare suo figlio. Questo avrebbe potuto renderlo un personaggio universale, capace di incarnare il punto di vista dell'uomo qualunque travolto dalla Storia. Invece, secondo i critici, la sceneggiatura non riuscì a dargli profondità, riducendolo a una sagoma che attraversa gli eventi senza mai davvero viverli o trasformarsi.

Il film voleva raccontare anche la disillusione post-bellica. Alla fine del conflitto, Tom Dobb decide di rimanere a New York mentre suo figlio Ned, ormai cresciuto e sposato, parte verso l'Ovest dove "sconfinati territori richiedono braccia robuste e volontà di lavoro". Tom ha capito che la nuova nazione ha bisogno di uomini preparati, non solo di combattenti, e decide di imparare a leggere e scrivere per affrontare "i giganteschi problemi che ora si impongono agli Stati Uniti alle soglie del XIX secolo". Un messaggio potenzialmente potente sulla necessità della cultura e dell'educazione nella costruzione di una democrazia, che però si perde nel marasma di una narrazione che non riesce mai a trovare il suo ritmo.

Oggi Revolution sopravvive come uno degli esempi più citati di come un film possa fallire nonostante budget considerevoli, cast stellare e ambizioni artistiche. Resta un film utile per chi ama il cinema in costume può "servire" grazie ai suoi paesaggi e alla ricostruzione d'epoca. Ma come opera cinematografica compiuta, Revolution rimane il simbolo di un'occasione mancata, di quando anche i più grandi attori e registi possono inciampare producendo qualcosa che nemmeno la retorica patriottica riesce a salvare.

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