Amazon e Netflix si uniscono agli studios contro il nuovo campione della pirateria: Kodi
I giganti dello streaming che costituiscono da sè la più grande alternativa alla pirateria stanno iniziando a preoccuparsi di Kodi
Invece lo è.
L’evento non solo segna la prima volta che gli studios tradizionali si alleano con le piattaforme di streaming (cosa non fa un nemico comune…) ma anche il primo indizio che alla lunga Netflix e Amazon potrebbero iscriversi alla MPAA, cioè l’associazione americana di categoria di produttori e distributori. Qualora capitasse sarebbe un evento storico, vorrebbe dire che le piattaforme vengono accolte nel medesimo salotto degli altri, di fatto accettate in un business che, almeno Netflix, tenta di distruggere. Per loro però sarebbe più difficile avere opinioni diverse da tutti gli altri studios e distributori su questioni come le finestre distributive, sarebbe difficile comportarsi come fanno ora con una concorrenza aggressiva, dovrebbero “fare sistema”.
Ad ogni modo ad ora l’unica collaborazione è per queste due cause, la prima delle quali è stata contro Tickbox (partita Ottobre scorso) e la seconda è quella ora intentata contro Dragon Media. In entrambi i casi si parla di due set-top-box da attaccare al televisore che vengono promossi come l’alternativa alle altre piattaforme tramite frasi tipo: “Basta pagare per Netflix e Hulu” o “Finalmente puoi liberarti dei tuoi canali a pagamento”. Nel secondo caso inoltre, quello della causa contro Dragon Media, si tratta anche di un modo per iniziare a colpire Kodi, la piattaforma open source su cui si basa il set-top-box in questione, ma che è accessibile anche da tablet e computer.

Tuttavia Kodi ha messo in piedi un sistema molto simile a quelli di Amazon e Netflix (cosa che fa ridere perché, come già scritto, loro stessi sono simili alla pirateria nelle modalità di fruizione). Si tratta di un software auto-definito di "Home Theater" disponibile sia per Windows, Mac e Linux oltre che per iOs e Android, pensato per essere vuoto e funzionare solo da ricevitore o client. È in buona sostanza un media player particolarmente efficace nella gestione di flussi di IPTV (una forma di trasmissione di video in streaming tramite internet), sufficientemente complesso e personalizzabile da poter contenere canali e liste differenti, tenerli aggiornati continuamente e essere implementato con plugin di tecnologie differenti per lo streaming (significa che un catalogo in particolare può linkare a video codificati in una maniera particolare o distribuiti tramite una tecnologia proprietaria sempre attraverso Kodi, gli basta mettere sulla piattaforma anche la possibilità di aggiungere il plugin con il suo codec o la sua tecnologia).

Una volta impostata però l’interfaccia ad icone grandi non è diversissima da quella di Netflix, e, per quanto rispetto a questi rimanga una cosa da smanettoni che come tutte le imprese pirata è fatta di link che di punto in bianco non vanno più, fonti che sono troppo lente o a qualità bassa, gode di un archivio potenziale immenso.
In buona sostanza sarebbe necessario andare a fare un esposto diverso per ogni singola fonte dello stream e non, come accade invece solitamente, farne solo uno ai siti che li aggregano (come ad esempio era Rojadirecta).
Del resto anche le cause che ora hanno fatto partire Netflix e Amazon non sono contro Kodi ma contro le società che vendono dei set-top-box con Kodi montato sopra (e già impostato), pubblicizzati in maniere che incitano alla pirateria.