Aspettando True Detective 5: le serie imperdibili che inseguono l'ombra dei serial killer
Il viaggio ossessivo nella caccia ai serial killer: le serie che hanno storia, nell'attesa di True Detective 5 (e di Mindhunter)
L’attesa per la nuova stagione di True Detective ha il sapore di un rito collettivo. Ogni volta che HBO annuncia un nuovo capitolo, gli appassionati del noir televisivo tornano a chiedersi se riuscirà a eguagliare la magia della prima stagione.
La quinta, confermata e ambientata a Jamaica Bay, New York, promette atmosfere cupe e urbane, con nuovi protagonisti e una storia inedita. Alla guida resta Issa López, già autrice di Night Country, che ha saputo riportare la serie al centro del dibattito culturale.Le serie che raccontano la caccia e l'ossessione
Eppure, nonostante l’entusiasmo per il futuro, lo sguardo dei fan continua a rivolgersi al passato. La prima stagione, quella del 2014, è rimasta impressa come un capolavoro assoluto. Rust Cohle e Martin Hart, interpretati da Matthew McConaughey e Woody Harrelson, hanno incarnato l’essenza della caccia al serial killer: un viaggio oscuro tra rituali, ossessioni e paesaggi della Louisiana che sembravano respirare insieme ai protagonisti. La loro alchimia, unita alla scrittura di Nic Pizzolatto e alla regia di Cary Joji Fukunaga, ha reso quella stagione un cult intramontabile. Non sorprende che ancora oggi il pubblico invochi il loro ritorno, anche se HBO ha ribadito che la serie resterà fedele alla sua natura antologica, con storie e volti sempre nuovi.
Se True Detective è il simbolo della caccia al killer come ossessione narrativa, un’altra serie ha saputo conquistare il pubblico con un approccio diverso ma altrettanto magnetico: Mindhunter. Creata da David Fincher per Netflix, raccontava la nascita del profiling dell’FBI negli anni ’70, quando gli agenti Holden Ford e Bill Tench, insieme alla psicologa Wendy Carr, iniziavano a studiare i serial killer per comprenderne la mente. Era una serie magnetica, raffinata, quasi ipnotica, capace di trasformare le interviste ai criminali in momenti di tensione pura.Il pubblico l’ha amata, ma la sua corsa si è interrotta troppo presto. Dopo due stagioni, la terza è stata cancellata per motivi di budget, lasciando i fan con un senso di incompiuto. La delusione è stata enorme: Mindhunter non era solo una serie crime, era un viaggio dentro l’ossessione, un racconto che mostrava come la caccia al killer potesse consumare chi indaga tanto quanto chi viene indagato. Negli ultimi mesi, però, si sono riaccese le speranze: Fincher ha lasciato intendere che un ritorno non è impossibile, e la comunità di spettatori continua a chiedere a gran voce una nuova stagione.
Se True Detective e Mindhunter hanno segnato il genere con il loro stile unico, non sono certo le sole ad aver trasformato la caccia al serial killer in un racconto televisivo indimenticabile. Negli ultimi anni, diverse serie hanno esplorato questo tema, declinandolo in modi differenti e offrendo al pubblico nuove prospettive sull’ossessione di inseguire il male.
Una delle più amate è The Fall, produzione britannica con Gillian Anderson nei panni della detective Stella Gibson. Ambientata a Belfast, la serie racconta la caccia a Paul Spector, un serial killer interpretato da Jamie Dornan. Qui la tensione nasce dal confronto diretto tra cacciatrice e preda: la detective e l’assassino si muovono nello stesso spazio urbano, quasi specchiandosi l’uno nell’altra. The Fall ha conquistato pubblico e critica proprio per la sua capacità di rendere la caccia un gioco psicologico, dove l’ossessione diventa reciproca.
Un approccio completamente diverso è quello di Dexter, serie cult americana che ha ribaltato il genere. Il protagonista non è un detective, ma un serial killer che lavora come tecnico forense a Miami e che uccide altri assassini sfuggiti alla giustizia. Dexter Morgan è un personaggio ambiguo, che incarna la doppia natura della caccia: carnefice e giustiziere allo stesso tempo. La serie ha avuto un enorme successo, proprio perché ha trasformato l’ossessione in un paradosso morale, spingendo lo spettatore a empatizzare con chi dovrebbe essere il “mostro”.
Un altro titolo che ha segnato il genere è The Mentalist, apparentemente più leggero ma in realtà costruito attorno a una caccia ossessiva. Patrick Jane, consulente dell’FBI, dedica la sua vita a inseguire Red John, il serial killer che ha sterminato la sua famiglia. La serie mescola casi di puntata con la trama orizzontale della caccia al killer, creando un filo narrativo che ha tenuto incollati milioni di spettatori per anni.
Infine, non si può dimenticare Catching Killers, docuserie Netflix che porta la caccia al serial killer sul piano reale. Attraverso testimonianze dirette degli investigatori, racconta come sono stati catturati alcuni dei criminali più famosi della storia. Qui l’ossessione non è più finzione, ma esperienza vissuta, con tutto il peso psicologico che comporta.
Queste serie, diverse per stile e linguaggio, hanno un elemento comune: mostrano come la caccia al serial killer non sia mai solo investigazione, ma diventi un’ossessione che consuma chi indaga e affascina chi guarda. È un tema che continua a evolversi, e che trova in True Detective il suo punto di riferimento, ma che si arricchisce di nuove voci e prospettive.
La forza di queste storie non sta soltanto nei colpi di scena o nella tensione delle indagini, ma nel modo in cui ci costringono a guardare dentro l’oscurità. Ogni serie che racconta la caccia a un serial killer ci ricorda che l’ossessione non appartiene solo ai protagonisti, ma anche a chi osserva, a chi si lascia trascinare da quelle ombre. Ed è forse questo il segreto del loro successo: ci mettono di fronte a un male che non possiamo ignorare e ci spingono a inseguire l’ombra fino a quando la luce non torna a rischiarare la scena.
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