Assane si è consegnato, ma non è finita: Lupin braccato nella 4° stagione tra vecchi nemici e nuove alleanze

Assane è tornato, e questa volta il gioco è più pericoloso: la 4° stagione di Lupin su Netfix.

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C’è un’attesa particolare attorno alla quarta stagione di Lupin. Non è solo la curiosità per un nuovo capitolo, né la semplice voglia di rivedere un personaggio amato. È qualcosa di più profondo: la sensazione che Assane Diop sia diventato, in questi anni, una presenza familiare. Un’ombra elegante che si muove tra i tetti di Parigi, un uomo che sfida il destino con la stessa naturalezza con cui altri prendono un caffè. E ora che Netflix ha confermato il suo ritorno, i fan si preparano a ritrovare un personaggio che non ha mai davvero lasciato la scena.

La nuova stagione, attesa per l’autunno 2026, promette un tono più cupo, più intimo. Le prime immagini diffuse mostrano una Parigi diversa, quasi sospesa, come se anche la città stesse trattenendo il fiato in attesa del suo ladro gentiluomo. E forse è davvero così: Assane torna, ma non come l’abbiamo lasciato.

Vecchi nemici, nuovi ingressi: un Lupin braccato e in fuga

La terza stagione si era chiusa con un gesto che nessuno si aspettava. Dopo anni passati a sfuggire, a ingannare, a trasformarsi, Assane decide di fermarsi. Di consegnarsi. Non per debolezza, ma per amore. Lo fa per Claire, per Raoul, per quella famiglia che ha sempre cercato di proteggere, anche quando la sua vita sembrava incompatibile con la loro. È un momento che ribalta tutto: il ladro che non si fa prendere da nessuno sceglie volontariamente le manette. E da lì ripartirà la quarta stagione: da un uomo che ha perso la libertà, ma non la sua astuzia. Da un protagonista che, pur rinchiuso, resta più pericoloso di chiunque sia fuori.

Le anticipazioni parlano di vecchi nemici pronti a riemergere e di nuove alleanze che potrebbero cambiare il corso della storia. Assane sarà braccato come mai prima, e allo stesso tempo costretto a guardarsi dentro, a fare i conti con ciò che è diventato. La storia di Assane è iniziata con una ferita. Nella prima stagione, il giovane Diop decide di vendicare il padre, incastrato ingiustamente dai Pellegrini. È qui che nasce il mito moderno di Lupin: un uomo che usa l’intelligenza come arma, la fantasia come scudo, la cultura come bussola.

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La seconda stagione chiude il cerchio della vendetta. Assane smaschera Pellegrini, ma scopre che la giustizia non basta a ricucire ciò che si è rotto. La sua famiglia è lontana, la sua vita è un continuo equilibrio sul filo del rasoio. La terza stagione cambia tutto. Assane torna a Parigi, ma non è più un fantasma elegante: è un uomo braccato, un padre che cerca di proteggere i suoi cari da un mondo che lui stesso ha contribuito a rendere pericoloso. E quando decide di consegnarsi, capiamo che il vero colpo di scena non è un trucco, ma una scelta.

Lupin non è solo una serie di colpi di scena. È un racconto di identità, di riscatto, di ingegno. È la storia di un uomo che non ha superpoteri, ma una mente brillante e un cuore che non riesce a smettere di amare. E gran parte del merito va a Omar Sy, che ha trasformato Assane in un personaggio magnetico, umano, imperfetto. Sy non interpreta Lupin: lo incarna. Gli dà ironia, malinconia, eleganza, rabbia. Gli dà vita. È per questo che la serie è diventata un fenomeno globale: perché dietro ogni colpo c’è un’emozione, dietro ogni travestimento c’è una ferita, dietro ogni fuga c’è un uomo che cerca un posto nel mondo.

Negli ultimi mesi, un episodio di cronaca ha fatto sorridere molti fan: un furto al Louvre che, per modalità e audacia, ha ricordato da vicino uno dei momenti più iconici della prima stagione. Sui social, in tanti hanno scherzato: “È tornato Assane”. Un modo per dire che Lupin non è solo una serie, ma un immaginario che ormai vive fuori dallo schermo, capace di influenzare il modo in cui guardiamo il mondo.

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