Ben Barnes e Colin Firth su Prime Video, nell'elegante adattamento di un classico della letteratura
Questo film di Oliver Parker con Colin Firth è una rivisitazione gotica in stile Hammer Horror: carnale, eccessiva e sorprendentemente fedele.
I poster promettevano l'ennesimo clone di Twilight, l'ennesima storia gotica annacquata per adolescenti in cerca di brividi romantici. Ma chi si aspettava questo dall'adattamento di Oliver Parker di Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, disponibile su Prime Video, è rimasto deliziosamente spiazzato. Questo film del 2009 è qualcosa di completamente diverso: un ritorno allo stile dei classici horror della Hammer, quei film britannici carichi di atmosfera, violenza stilizzata e sensualità repressa che hanno definito il genere per decenni. Parker, che si era già fatto le ossa con adattamenti wildiani, qui abbandona ogni reverenza. Il romanzo viene caricaturato, certo, ma con un gusto e un'energia che trasformano questa libertà in un punto di forza. La sceneggiatura di Toby Finlay introduce nuove invenzioni narrative che ampliano e modernizzano la trama originale, mantenendo però intatto il nucleo filosofico ed estetico che ha reso immortale l'opera di Wilde.
Un demone invisibile suggella un patto: l'immagine dipinta invecchierà e si decomporrà al posto di Dorian, che conserverà la sua bellezza efebica mentre si abbandona a ogni eccesso e depravazione. Parker costruisce il film con la struttura narrativa e l'estetica delle produzioni Hammer: luci teatrali, interni opulenti venati di decadenza, una sensualità barocca che sfiora costantemente il grottesco. Non c'è la patina romantica dei moderni adattamenti gotici, ma nemmeno la fedeltà austera delle trasposizioni letterarie più rispettose. C'è invece un piacere viscerale nel raccontare la discesa agli inferi di un'anima, la progressiva corruzione di un volto angelico che nasconde un ritratto sempre più mostruoso. La fotografia enfatizza i contrasti: la giovinezza marmorea di Barnes contro gli ambienti carichi di ombre, la luce che illumina i salotti dell'alta società vittoriana contro l'oscurità delle fumerie d'oppio e dei bordelli dove Dorian consuma i suoi piaceri proibiti.
Ogni scena sembra estratta da un incubo estetizzante, dove il bello e l'orrido convivono in equilibrio precario. Ciò che rende questo Dorian Gray memorabile è proprio la sua mancanza di reverenza. Parker non cerca di rendere omaggio a Wilde con deferenza accademica, ma cattura lo spirito trasgressivo e provocatorio dello scrittore irlandese. Il film si diverte, gioca con i codici del genere horror, spinge sull'acceleratore del melodramma gotico senza mai prendersi troppo sul serio. È un approccio che potrebbe sembrare irrispettoso, ma che in realtà onora l'opera originale più di tanti adattamenti pomposi e prevedibili. La vera forza del film risiede nel triangolo interpretativo tra Barnes, Firth e Chaplin. Barnes, interprete del Principe Caspian in Le cronache di Narnia, porta sullo schermo la bellezza quasi sovrannaturale che il personaggio richiede, ma anche la graduale erosione morale che avviene dietro quel volto perfetto.