FILM

Bill Skarsgård protagonista del miglior adattamento di Stephen King degli ultimi anni su Prime Video

Questo film del 2017 è il miglior adattamento di Stephen King degli ultimi anni. Scopri perché il film di Muschietti ha conquistato pubblico e critica con il Club dei Perdenti.

Condividi

Portare sul grande schermo le opere di Stephen King è sempre stata una scommessa dal doppio taglio. Per ogni successo memorabile come Shining o Le ali della libertà, ci sono decine di tentativi maldestri che hanno tradito lo spirito dei romanzi originali, trasformando storie complesse in prodotti dimenticabili. Quando nel 2017 è arrivato nelle sale IT, diretto da Andy Muschietti e disponibile su prime Video, molti nutrivano dubbi legittimi: dopo anni di sviluppo travagliato, un cambio di regia e la perdita di Cary Fukunaga al timone, questo adattamento avrebbe fatto la stessa fine di tanti altri? La risposta è stata un sonoro no. IT si è rivelato non solo uno dei migliori adattamenti cinematografici di King degli ultimi decenni, ma anche un fenomeno culturale capace di incassare cifre da capogiro e conquistare pubblico e critica. Ma cosa ha reso questo film così speciale rispetto ai suoi predecessori? La chiave sta in una combinazione di scelte narrative coraggiose, un cast giovane eccezionale e una comprensione profonda di cosa significhi realmente adattare King per il cinema moderno.

La storia è ormai nota: siamo a Derry, Maine, nel 1988. Il piccolo Georgie Denbrough scompare in un giorno di pioggia di settembre dopo essere uscito a giocare con una barchetta di carta costruita dal fratello maggiore Bill. Quando arriva l'estate del 1989, Bill e il suo gruppo di amici - il Club dei Perdenti - si mettono alla ricerca del bambino, nonostante i genitori abbiano ormai perso ogni speranza. Ma quello che scoprono è molto più terrificante di quanto potessero immaginare: Derry nasconde un'entità immortale e mutaforma che si nutre delle paure dei bambini, manifestandosi nella forma di Pennywise il Clown Danzante. Una delle scelte più intelligenti operate da Muschietti e dagli sceneggiatori Cary Fukunaga, Chase Palmer e Gary Dauberman è stata quella di dividere il romanzo monumentale di King in due parti distinte. Questa decisione ha permesso al primo capitolo di concentrarsi esclusivamente sull'infanzia dei protagonisti, dando respiro ai personaggi e alle loro dinamiche senza dover sacrificare la sostanza narrativa sull'altare del ritmo cinematografico.

Troppo spesso gli adattamenti di King falliscono proprio perché tentano di comprimere centinaia di pagine in due ore scarse, perdendo per strada le sfumature psicologiche che rendono i suoi romanzi così potenti. L'aggiornamento temporale dal 1958 degli anni Cinquanta del romanzo al 1988 si è rivelato un altro colpo di genio. Ambientare la storia negli anni Ottanta ha permesso di creare risonanze culturali immediate con il pubblico contemporaneo, cavalcando l'onda nostalgica che serie come Stranger Things avevano già dimostrato essere vincente. Ma a differenza di operazioni più superficiali, IT usa gli anni Ottanta con eleganza, grazie al lavoro della costumista Janie Bryant e dello scenografo Claude Paré, che ricreano l'epoca senza cadere nella trappola del citazionismo compulsivo. Il vero cuore pulsante del film, però, sono i ragazzi del Club dei Perdenti. Qui Muschietti ha centrato un obiettivo che molti altri adattamenti di King hanno mancato: far funzionare i personaggi come esseri umani tridimensionali prima ancora che come archetipi horror.

Il film è una storia sul trauma infantile, sull'abuso, sulla perdita dell'innocenza e sulla necessità di affrontare attivamente il male invece di ignorarlo sperando che scompaia da solo. Temi universali e terribilmente attuali, che risuonano tanto oggi quanto negli anni Ottanta o Cinquanta. Pennywise non è solo un mostro: è la manifestazione fisica di tutto ciò che terrorizza i bambini, dalle paure irrazionali ai mostri fin troppo reali che si nascondono nelle loro stesse case. Bill Skarsgård interpreta Pennywise in modo radicalmente diverso rispetto alla memorabile versione di Tim Curry nella miniserie televisiva del 1990. Dove Curry era teatrale e ammiccante, Skarsgård è alieno e disturbante, meno umano e più creatura ancestrale. La sua performance non ruba la scena ai protagonisti, e questa è una scelta registica precisa: IT appartiene ai Perdenti, non al clown. Pennywise è il catalizzatore delle loro paure, ma sono loro i veri protagonisti della storia.

IT lascia volutamente alcuni fili narrativi aperti e domande senza risposta, preparando il terreno per il sequel che avrebbe esplorato la parte adulta della storia. Questa scelta si è rivelata strategicamente vincente: il primo capitolo funziona benissimo come film autonomo, ma lascia spazio per un approfondimento successivo che arricchirà retrospettivamente anche questa prima parte. Non tutto deve essere spiegato immediatamente, e questa pazienza narrativa è un'altra delle ragioni del successo del film. In un panorama cinematografico horror spesso dominato da sequel pigri e reboot senz'anima, IT si distingue per avere un cuore vero, per prendersi il tempo di far crescere i suoi personaggi, per non aver paura di esplorare temi complessi e dolorosi.

È un film che riesce a essere al tempo stesso intrattenimento mainstream e opera con una sua dignità artistica, che parla tanto ai teenager quanto agli adulti che riconoscono nelle paure dei Perdenti gli echi delle proprie. IT del 2017 ha interpretato il romanzo con intelligenza, coraggio e un rispetto genuino per ciò che lo rende speciale. Per questo non è solo uno dei migliori film horror degli ultimi anni, ma il miglior adattamento di Stephen King dell'epoca moderna.

Continua a leggere su BadTaste