Black Panther 2: Ryan Coogler rivela la sceneggiatura del progetto che comprendeva Chadwick Boseman
Ryan Coogler rivela la sceneggiatura originale di Black Panther 2: 180 pagine con il figlio di T'Challa, il Rituale degli 8 e Namor come villain principale.
Ci sono sceneggiature che restano nei cassetti della storia del cinema come testimonianze di ciò che avrebbe potuto essere. Quella di Black Panther 2, nella sua versione originale, è una di queste. Ryan Coogler, durante la sua apparizione nel podcast Happy Sad Confused in occasione della campagna promozionale per il suo nuovo film Sinners, ha finalmente sollevato il velo su uno dei più grandi misteri del Marvel Cinematic Universe: cosa aveva pianificato per il sequel di Black Pather, prima che la morte di Chadwick Boseman nell'agosto 2020 cambiasse tutto.
Il regista era profondamente immerso nello sviluppo del seguito quando il cancro al colon strappò via l'attore protagonista, costringendolo a demolire e ricostruire completamente quella che sarebbe diventata Black Panther: Wakanda Forever nel 2022. Ma cosa conteneva quella prima bozza, quella che Coogler descrive come "una sceneggiatura di 180 pagine che amavo"? Una storia di padri e figli, di tradizioni inviolabili e minacce mortali.
Al centro della trama originale c'era il Rituale degli 8: una cerimonia wakandiana in cui un principe di otto anni deve trascorrere otto giorni nella boscaglia insieme a suo padre. La regola è ferrea e affascinante: durante questi otto giorni, il principe può fare al padre qualsiasi domanda, e il padre deve rispondere con totale sincerità. Nessun segreto, nessuna menzogna, nessun filtro. Un legame che si rafforza attraverso la verità assoluta.
Coogler aveva immaginato T'Challa alle prese con questo rituale ancestrale accanto a suo figlio di otto anni, quando l'improvviso si sarebbe abbattuto su Wakanda: Namor, il signore sottomarino interpretato da Tenoch Huerta nella versione finale del film, avrebbe lanciato un attacco devastante. Il re avrebbe dovuto affrontare un nemico "insanamente pericoloso", ma con una complicazione che nessun supereroe Marvel aveva mai affrontato prima: suo figlio doveva restare al suo fianco in ogni momento, pena la violazione di un rituale che non era mai stato interrotto nella storia di Wakanda.
Immaginate la tensione drammatica: T'Challa costretto a combattere e a sopravvivere, mentre protegge un bambino che non può allontanare da sé. Un thriller d'azione che si intreccia con un coming-of-age story, con il peso della tradizione che diventa tanto una risorsa quanto una catena. "Era pazzesco", ha commentato Coogler nell'intervista con Josh Horowitz. "Chadwick avrebbe spacciato tutto, ma la vita va come va".
Il regista ha confermato di aver completato quella versione della sceneggiatura e di aver contattato Boseman per fargliela leggere. Ma l'attore, a quel punto, era già troppo malato. "Era in una fase in cui non sarebbe successo", ha detto Coogler, con la voce che tradisce ancora il peso di quella perdita. La malattia aveva già preso il sopravvento, privando Boseman persino della possibilità di leggere quelle 180 pagine che il regista aveva scritto pensando a lui.
Ciò che rende questa rivelazione ancora più toccante è la riflessione personale che Coogler ha condiviso: "Il nostro rapporto era molto interessante. Significava molto per me, ma ho scoperto dopo la sua morte, dalla sua famiglia e dai suoi amici, quanto io significassi per lui. Questa cosa mi ha distrutto. Mi sono chiesto se lui sapesse quanto significasse per me". È una confessione cruda, quella di un artista che si interroga sulle parole non dette, sui sentimenti espressi troppo poco o troppo tardi.
Eppure, in quella sceneggiatura c'era tutto l'amore professionale e la comprensione che Coogler aveva maturato lavorando con Boseman. "Amavo quella sceneggiatura. Ci ho messo così tanto perché sentivo di aver imparato a conoscere Chadwick come interprete. Gli avevo dato molto nel primo Panther, ma mi ero reso conto di aver solo scalfito la superficie". Quelle 180 pagine erano un territorio inesplorato dove il regista voleva spingere l'attore oltre i limiti già superati nel primo film.
Durante la stessa intervista, Coogler ha rivelato anche un altro dettaglio curioso sullo sviluppo del primo Black Panther. Il regista aveva originariamente voluto includere Kraven il Cacciatore come personaggio, ispirandosi alla celebre run fumettistica di Christopher Priest, che inizia proprio con Panther e Kraven che combattono in una cucina insieme a Everett Ross. "Sono un grande fan di Spider-Man, specialmente della serie animata. Kraven è presente lì, ed è fantastico anche nei fumetti", ha spiegato Coogler.
Ma quando il regista chiese a Marvel se potesse usare il personaggio, si scontrò con i labirinti dei diritti cinematografici: Kraven appartiene a Sony, non a Disney. "Mi hanno detto 'Non pensiamo sia possibile, ma facciamo un tentativo'. Hanno contattato Sony, e Sony ha risposto 'Assolutamente no'. Sono tornati da me dicendo 'Non possiamo farlo'. E io ho fatto 'Ok'". Quella negazione costrinse Coogler a ripensare il suo villain, portando alla creazione del memorabile Killmonger di Michael B. Jordan.