Bradley Cooper e Jennifer Lawrence dal disagio al capolavoro, in questo film da riscoprire su Prime Video
Scopri uno dei film migliori del 2012 su Prime Video: analisi della commedia drammatica di David O. Russell con Bradley Cooper e Jennifer Lawrence.
Quando David O. Russell ha presentato Il lato positivo nel 2012, pochi avrebbero scommesso che una commedia romantica incentrata su due persone con problemi di salute mentale avrebbe conquistato critica e pubblico con tale forza. Eppure, a distanza di anni, questo film disponibile su Prime Video continua a essere ricordato come uno dei lavori più riusciti del regista, capace di ridefinire i confini del genere attraverso una narrazione che mescola dramma, commedia e riflessione profonda sulla fragilità umana. La storia segue Pat Solitano Jr., interpretato da Bradley Cooper, un ex insegnante che torna a casa dopo un periodo trascorso in un istituto psichiatrico a seguito di un crollo nervoso.
Pat è convinto, in modo del tutto illusorio, che sua moglie Nikki sia ancora innamorata di lui e che possano ricominciare da capo. La madre, sempre paziente e comprensiva, lo accoglie a braccia aperte, mentre il padre Pat Sr., un tifoso ossessivo dei Philadelphia Eagles con rituali scaramantici al limite del disturbo ossessivo-compulsivo, guarda al ritorno del figlio con scetticismo misto a tenerezza. L'incontro con Tiffany, interpretata da una Jennifer Lawrence in stato di grazia, cambia tutto. Anche lei ha vissuto un trauma psicologico profondo dopo la morte improvvisa del marito poliziotto, e come Pat cerca disperatamente una via di ritorno a una qualche forma di normalità.Tra i due nasce un'intesa strana, imperfetta, fatta di incomprensioni e momenti di autentica connessione. Non è la classica storia d'amore hollywoodiana: è qualcosa di più reale, più sporco, più umano. Russell, che aveva già dimostrato la sua abilità nel tratteggiare personaggi eccentrici della classe operaia americana con The Fighter, affina ulteriormente il suo stile in Il lato positivo. Il regista ha scritto personalmente la sceneggiatura, adattando il romanzo di Matthew Quick, e riesce nell'impresa di sovvertire le convenzioni della commedia romantica senza mai perdere di vista l'intrattenimento. Ogni scena è costruita su dialoghi taglienti, battute che colpiscono al momento giusto, situazioni che oscillano tra il comico e il drammatico senza mai scadere nel patetico.
La forza del film risiede in gran parte nella capacità del cast di abitare questi personaggi con una naturalezza disarmante. Bradley Cooper abbandona il suo solito fascino impertinente per dare vita a un protagonista maniaco, delirante, ma mai completamente alienante. Pat Jr. è un uomo rotto, eppure impossibile da non sostenere. Cooper riesce a rendere credibile il suo disagio senza trasformarlo in caricatura, un equilibrio delicato che pochi attori avrebbero saputo mantenere. Ma è Jennifer Lawrence a rubare letteralmente la scena. A soli ventun anni, l'attrice consegna una performance stratificata, complessa, che le varrà la seconda nomination agli Oscar della sua giovane carriera (e questa volta porterà a casa la statuetta).
Tiffany è vulnerabile e aggressiva, fragile e minacciosa, spesso nello stesso istante. Lawrence gestisce questi repentini cambiamenti di registro con una precisione quasi chirurgica, creando un personaggio che resta impresso nella memoria dello spettatore ben oltre i titoli di coda. E poi c'è Robert De Niro, che in Pat Sr. trova probabilmente il suo ruolo migliore degli anni recenti. Il leggendario attore italoamericano costruisce un padre di famiglia che è allo stesso tempo amorevole e ossessivo, un uomo che ha trasmesso al figlio più nevrosi di quanto avrebbe voluto ammettere. Russell dimostra ancora una volta la sua fascinazione per il mondo della classe operaia americana, per quelle vite vissute tra turni di lavoro, superstizioni calcistiche e cene in famiglia rumorose.Non c'è giudizio nel suo sguardo, né idealizzazione: c'è piuttosto una curiosità morbosa ma affettuosa, uno sguardo che oscilla tra l'affetto e lo sbalordimento. È un cinema che intrattiene ma che, sottotraccia, pone domande serie sulla salute mentale, sui legami familiari, sulla difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo. Classificato come vietato ai minori per linguaggio e contenuti sessuali, Il lato positivo (che aveva un finale alternativo) ha saputo conquistare un pubblico trasversale, dimostrando che anche le storie che affrontano temi complessi come i disturbi mentali possono essere raccontate con leggerezza, intelligenza e un pizzico di quella speranza che il titolo stesso promette. Perché alla fine, anche nelle vite più complicate, esiste sempre un lato positivo da cercare.