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Christian Bale ingrassò 18 chili per questo film su Prime Video che ha riscritto le regole del cinema

Analisi del film di David O. Russell con Christian Bale e Jennifer Lawrence dove i personaggi superano la trama. Ispirato all'operazione ABSCAM.

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C'è un momento, all'inizio di American Hustle - L'apparenza inganna, disponibile su Prime Video, in cui tutto diventa chiaro. Sullo schermo appare una scritta che smentisce ironicamente l'etichetta "basato su fatti realmente accaduti" che tanti film sventolano come un trofeo. David O. Russell, regista del film, ti sta già dicendo una cosa fondamentale: qui non si tratta di ricostruire la cronaca, ma di scavare nella carne viva dei personaggi. E quando scegli questa strada, la destinazione può essere molto più vicina alla verità di quanto un resoconto giornalistico potrebbe mai arrivare. American Hustle ci porta nella seconda metà degli anni Settanta, quando l'America è un posto strano, pieno di contraddizioni. Irving Rosenfeld, interpretato da un Christian Bale irriconoscibile con 18 chili in più e un riporto patetico, è un truffatore geniale. Vende arte contraffatta, propone prestiti fantasma, tira avanti in un mondo di sotterfugi.

La sua vita cambia quando incontra Sydney Prosser, una donna interpretata da Amy Adams che non è la classica spalla femminile del protagonista. Sydney è intelligente, determinata, sa usare ogni arma a disposizione, compresa la sua bellezza, per sembrare più sicura e astuta di quanto si senta davvero. Tra i due nasce una complicità che va oltre l'affare: è amore, partnership, riconoscimento reciproco. Il problema è che Irving è sposato con Rosalyn, una giovane madre single che ha sposato quando lei era in difficoltà, interpretata da una Jennifer Lawrence che ruba letteralmente ogni scena in cui compare. Nel 1978, Irving e Sydney finiscono nella rete di Richard DiMaso, un agente dell'FBI interpretato da Bradley Cooper. Richard è ambizioso, testardo, un ragazzino in corpo da adulto che passa con disinvoltura dall'essere troppo spietato all'essere troppo ingenuo per il suo stesso bene. Li costringe a lavorare per lui in una operazione sotto copertura destinata a smascherare politici corrotti nel New Jersey.

Il bersaglio principale diventa Carmine Polito, un sindaco di Camden che Jeremy Renner porta sullo schermo con una umanità disarmante. Carmine è uno di quei personaggi che credono davvero nei propri principi, ma che sono disposti a piegare le regole pur di raggiungere obiettivi che ritengono nobili. È sincero, è popolare, ed è proprio per questo che cade nella trappola. La trama si complica con l'introduzione di uno sceicco fasullo, veri mafiosi di Miami e mazzette che passano di mano in mano. Ma David O. Russell, che ha pesantemente riscritto la bozza originale di Eric Warren Singer, non è interessato a costruire un thriller con una trama blindata. Preferisce esplorare le motivazioni, le insicurezze, gli ego di questi personaggi, farne un ritratto degli anni Settanta che diventa uno specchio per i nostri tempi. E lo fa mescolando momenti struggenti, riflessioni acute e una comicità che ti coglie di sorpresa.

Christian Bale non si limita a ingrassare e a rovinarsi i capelli. Costruisce un ritratto sovversivo del truffatore hollywoodiano classico, ma lo fa con una umanità e una vulnerabilità che rendono Irving credibile, mai una macchietta. Amy Adams interpreta Sydney non come un oggetto del desiderio maschile, ma come una donna che ha capito come funziona il mondo e usa ogni risorsa a sua disposizione per affermarsi. Bradley Cooper dimostra ancora una volta di saper andare oltre il fascino superficiale: il suo Richard è un uomo bambino convincente, capace di virare da un eccesso all'altro in pochi secondi. Jeremy Renner dà a Carmine una dignità che rende il personaggio memorabile nonostante il tempo limitato sullo schermo. Ma la vera bomba è Jennifer Lawrence. Rosalyn è un disastro ambulante, una donna che combina guai intenzionalmente o per puro caso, eppure vuole le stesse cose degli altri: essere amata, vivere liberamente, anche se per ottenerlo deve fare scelte difficili. Lawrence ruba la scena con una naturalezza che lascia senza fiato.

Ogni sua apparizione è un piccolo evento, un momento in cui l'energia del film schizza alle stelle. Il cast di supporto non è da meno. Louis C.K. interpreta il capo FBI di Richard, Stoddard Thorsen, e le sue interazioni educatissime e implacabili con Cooper sono tra i momenti più divertenti del film. Attori come Michael Peña, Jack Huston e Alessandro Nivola appaiono brevemente, eppure Russell riesce a dare a ciascuno lo spazio per mostrare personalità. E poi c'è un cameo, uno di quelli che ti fa scoppiare a ridere, ma non lo rovineremo qui. Russell dirige con un'energia elettrica. La macchina da presa si muove, cattura l'atmosfera frenetica di quegli anni con una vivacità che pochi film riescono a eguagliare. Il lavoro del direttore della fotografia Linus Sandgren e quello dei tre montatori, Alan Baumgarten, Jay Cassidy e Crispin Struthers, trasformano ore di riprese e improvvisazioni degli attori in una narrazione epica e soddisfacente.


Il film è ispirato alla vera operazione ABSCAM dell'FBI, condotta tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta. Ma Russell non vuole raccontare i fatti. Vuole raccontare cosa significa vivere in un'America dove tutti, a modo loro, stanno truffando qualcuno. Dove il confine tra bene e male è sfumato, dove le persone usano maschere per sembrare migliori di quello che sono. E forse, proprio questa libertà dalla cronaca permette al film di avvicinarsi alla verità più di quanto un documentario rigoroso avrebbe potuto fare. American Hustle dura 138 minuti, è vietato ai minori per linguaggio forte, contenuti sessuali e brevi scene di violenza. È un film che ti coinvolge, ti fa ridere, ti fa riflettere. È una truffa in cui vale la pena cascare.

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