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Come Bodyguard ma senza Whitney Houston: cosa funziona e cosa no in questo film Prime Video

Il thriller erotico su Prime Video tra soap opera e cinema algoritmico. Analisi completa del film e sequel.

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C'è un momento, più o meno a metà di Drawn Together - Gli opposti, in cui tutto diventa cristallino. Marfil, interpretata da Ester Expósito, sussurra al suo bodyguard che la porta sarà sempre aperta per lui. La camera indugia su quella soglia, i due si fissano con sguardi carichi di desiderio non consumato, mentre la colonna sonora martella ossessivamente: "Desire, desire, desire". È il tipo di scena che ti fa capire esattamente con cosa hai a che fare. Diretto da Óscar Pedraza e tratto dall'omonimo romanzo, questo film disponibile su Prime Video si presenta come un thriller romantico carico di tensione, ma nella sostanza è una soap opera vestita da produzione cinematografica. Non necessariamente un difetto, se sai cosa aspettarti. Il problema è che Drawn Together sembra oscillare costantemente tra ambizioni da cinema mainstream e l'estetica levigata delle serie streaming pensate per essere consumate in background.

La trama segue binari collaudati: Marfil è la figlia di un magnate spagnolo che, dopo essere stata rapita e misteriosamente rilasciata, viene affidata alla protezione di Sebastian, un bodyguard tormentato interpretato da Hugo Diego Garcia. Lui è brusco, professionale, con segreti che lo divorano dall'interno. Lei è ribelle, vulnerabile, attratta proprio da quella corazza emotiva che Sebastian indossa come uniforme. L'animosità iniziale, naturalmente, nasconde un'attrazione reciproca destinata a esplodere. Se la formula vi suona familiare, il film stesso lo ammette senza mezzi termini: c'è un riferimento esplicito a Bodyguard, il cult del 1992 con Kevin Costner e Whitney Houston. E in effetti funziona proprio come un gioco di riconoscimento per chi ama questo tipo di narrazioni: la guardia del corpo attratta dalla persona che deve proteggere, i confini professionali che si sgretolano, il pericolo esterno che rende tutto più urgente.

Il punto debole di Drawn Together sta nell'esecuzione. Ogni elemento narrativo viene presentato con una letteralità quasi didascalica: se c'è tensione erotica, la musica te lo urla; se c'è pericolo, le luci si fanno cupe in modo prevedibile; se c'è romanticismo, i dialoghi lo esplicitano senza lasciare spazio all'ambiguità. La regia automatizza i suoi elementi come se seguisse un manuale di istruzioni, assemblando le scene più per obbligo di genere che per necessità narrativa. Le interpretazioni si muovono su registri piatti. Ester Expósito, che ha dimostrato presenza scenica in Elite e Sky Rojo, qui sembra intrappolata in un personaggio che non le offre margini per emergere oltre lo stereotipo della "ragazza ricca e problematica". Hugo Diego Garcia porta sullo schermo il fascino scuro del bodyguard misterioso, ma il copione non gli concede la profondità necessaria per renderlo memorabile. Il risultato è una chimica tra i protagonisti che esiste più sulla carta che sullo schermo.

Eppure Drawn Together ha un suo pubblico. È il tipo di film progettato per le piattaforme streaming, dove l'esistenza stessa di certi ingredienti è sufficiente: attori attraenti, una storia d'amore proibita, una spruzzata di suspense e scene dal contenuto erotico che, va detto, risultano stranamente asettiche nonostante le intenzioni. È intrattenimento su ordinazione, costruito per essere guardato senza troppi pensieri, magari mentre si fa altro. La prova che questa formula funzioni, almeno sul piano commerciale, sta in un dettaglio rivelatore: il sequel è già stato girato. Prima ancora che le recensioni potessero decretare il successo o il fallimento artistico del primo capitolo, la macchina produttiva ha già messo in moto il seguito. Un segnale inequivocabile di come le metriche di visualizzazione contino più dei giudizi critici, e di come il mercato dello streaming abbia trovato una nicchia redditizia in questo genere di prodotti.

Drawn Together non è un brutto film in senso assoluto. È piuttosto un esempio perfetto di cinema algoritmico, pensato per intercettare gusti specifici e offrire esattamente quello che promette, senza sorprese né rischi. Se cerchi un thriller psicologico raffinato o una storia d'amore che ti tenga sveglio la notte, probabilmente rimarrai deluso. Se invece vuoi un paio d'ore di evasione prevedibile, con belle facce e una trama che non richiede particolare attenzione, questo film fa il suo mestiere. Il vero interrogativo che Drawn Together solleva non riguarda la sua qualità intrinseca, ma il tipo di cinema che le piattaforme streaming stanno normalizzando: prodotti efficienti, visivamente accettabili, narrativamente standardizzati. Film che esistono più come contenuto da catalogo che come opere destinate a lasciare un segno. E in questo scenario, forse la domanda non è se Drawn Together sia un buon film, ma se sia il tipo di cinema che vogliamo continuare a vedere moltiplicarsi.

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