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Cos'è successo a Quarto Grado il 18 Settembre? Il ritorno sul caso Garlasco che ha stupito tutti

Quarto Grado torna sul delitto di Garlasco: l'impronta 33 di Sempio, la revisione del processo Stasi e lo scontro tra procura e difesa. Tutti gli sviluppi.

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Venerdì 18 settembre, alle 21.30 su Retequattro, Quarto Grado è tornato ad affrontare uno dei casi più controversi della cronaca italiana: il delitto di Garlasco. Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero hanno condotto il pubblico attraverso i meandri di un'indagine che, a distanza di anni, continua a generare domande, svolte inattese e polemiche giudiziarie. Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, recentemente assolto dall'accusa di corruzione, ha rotto il silenzio in trasmissione. Le sue parole pesano come macigni: "Quello che ho subito in questi mesi è inenarrabile, me ne hanno dette di tutti i colori". L'ex pm si riferisce alle indagini che lo hanno coinvolto, nate da un biglietto trovato in casa Sempio. Su quel pezzo di carta, una scritta sibillina: "Venditti Gip archivia per 20, 30".

Quella frase aveva fatto ipotizzare un accordo corruttivo tra Venditti e la famiglia di Andrea Sempio per archiviare la sua posizione nel 2017. Ma per l'ex magistrato si è trattato di un'interpretazione frettolosa, di un'indagine partita con leggerezza. "Trovano il famoso appunto, per me è uno scarabocchio", spiega Venditti. "La prima cosa da fare era chiedere spiegazioni alla persona in casa della quale lo trovi, sentirla anche informalmente, come testimone. Quel documento è equivoco, ha mille spiegazioni possibili".

Sul tema della responsabilità di Alberto Stasi, condannato in via definitiva, Venditti mantiene una posizione formale ma significativa: "C'è un responsabile, che è Stasi, condannato con sentenza passata in giudicato. Se la sentenza della Cassazione viene revisionata, allora si può parlare eventualmente della responsabilità di Sempio. Altrimenti, allo stato, Stasi rimane l'unico colpevole". Ma è proprio sulla possibile revisione che si concentrano gli sforzi della difesa di Stasi. Durante l'estate sono state realizzate consulenze decisive su un elemento chiave: l'impronta 33. Si tratta dell'impronta della mano destra impressa sulla parete delle scale, nel punto esatto in cui venne ritrovato il corpo di Chiara Poggi. Per gli inquirenti, quell'impronta apparterrebbe ad Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima.

La teoria della procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, delinea uno scenario agghiacciante: Sempio, all'epoca diciannovenne come Stasi, avrebbe sviluppato un'ossessione per Chiara dopo aver visto i video intimi della ragazza con il suo fidanzato. Il movente sarebbe un approccio sessuale finito con un rifiuto. A sostegno di questa ipotesi, le tre telefonate che Sempio fece a casa Poggi poco prima dell'omicidio, pur sapendo che l'amico Marco non c'era.

Ora la Procura di Pavia è sotto pressione. Il 28 settembre scadranno i termini sulla nuova inchiesta per il delitto di Garlasco, con Andrea Sempio ancora indagato. È una data che potrebbe segnare un punto di svolta, in un senso o nell'altro. Le consulenze della difesa di Stasi sull'impronta 33 hanno innescato uno scontro serrato con l'accusa, un braccio di ferro tecnico-scientifico che potrebbe ribaltare certezze consolidate.

Il caso Garlasco rimane una ferita aperta nella cronaca italiana. Ogni elemento, ogni perizia, ogni testimonianza può spostare l'ago della bilancia. L'impronta 33 non è solo un dettaglio tecnico: è il simbolo di una verità contesa, di una giustizia che fatica a trovare il proprio compimento. Mentre le aule di tribunale si preparano a nuove battaglie legali, il pubblico attende risposte che tardano ad arrivare, sospeso tra verità giudiziaria e verità processuale, tra condanne definitive e dubbi che si rifiutano di scomparire.

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