Da avvocato della CIA, ad agente sul campo: il thriller spionistico da non perdere su Netflix
Noah Centineo abbandona i ruoli romantici per diventare una spia della CIA. Dalla commedia romantica al thriller spionistico su Netflix.
Dimenticatevi del Peter Kavinsky innamorato e dolcemente impacciato di "To All the Boys I've Loved Before". Noah Centineo ha voltato pagina, e lo ha fatto con una serie che dimostra quanto la sua versatilità attoriale vada ben oltre il sorriso da bravo ragazzo che lo ha reso famoso. Sono passati otto anni da quando ci faceva sospirare nei panni del jock con il cuore d'oro, e sebbene la trilogia romantica si sia conclusa nel 2021, l'attore non ha perso tempo a esplorare territori molto più pericolosi.
Con "The Recruit", thriller spionistico targato Netflix compie il salto definitivo. Qui interpreta Owen Hendricks, un avvocato della CIA che si trasforma in agente operativo sul campo. Mantiene quella simpatia leggermente goffa che lo contraddistingue, ma stavolta accompagnata da un morso decisamente più affilato.
"The Recruit" è un concentrato di tensione dove la cultura tossica degli uffici federali si scontra con tradimenti letali e spionaggio internazionale. Owen Hendricks è un rookie, un avvocato alla sua prima settimana nella CIA. Ansioso di fare bella figura, scopre rapidamente che anche nell'agenzia di intelligence più potente del mondo valgono le dinamiche da ufficio qualsiasi: gerarchie opprimenti, superiori che ti trattano come l'ultimo arrivato, il classico senso di superiorità dei veterani.
Gli viene affidato il compito più ingrato: smistare pile di graymail, quelle minacce che il bureau raramente prende sul serio. Sono lettere di ex collaboratori, informatori bruciati, persone che cercano di ottenere qualcosa minacciando di rivelare segreti. Roba di routine, finché non incappa in un messaggio che si distingue dagli altri. È firmato da Max Meladze, ex risorsa dell'agenzia ora rinchiusa in prigione, interpretata da Laura Haddock.
La minaccia di Meladze non è da sottovalutare. Se le sue richieste non verranno soddisfatte, è pronta a far saltare la copertura di tutti gli operativi statunitensi in Russia e Bielorussia. Un disastro geopolitico in potenza. Per un ragazzo alla prima settimana, è parecchio. Eppure il suo capo, Walter Nyland, responsabile legale della CIA interpretato da Vondie Curtis-Hall, decide di dargli fiducia. Lo manda in un carcere di massima sicurezza a negoziare. Quando Meladze propone un accordo in cambio del suo silenzio, Hendricks sa che è una pessima idea. Ma lo fa lo stesso. E così ha inizio il suo corso accelerato nel mondo dello spionaggio: interrogatori a Vienna, agguati a Praga, una spirale dove l'ufficio climatizzato diventa un ricordo lontano.
Quello che rende Owen Hendricks un protagonista così interessante è proprio il suo dualismo. Negli uffici della CIA sembra fuori posto, un avvocato mite che non ha la spietatezza richiesta dall'ambiente. Non possiede quella determinazione glaciale che ci si aspetta da chi lavora nell'intelligence. Eppure, dall'altra parte, c'è qualcosa in lui che si accende quando viene catapultato in situazioni di vita o di morte. Resiste quanto può, ma poi l'adrenalina prende il sopravvento. È come se avesse un gusto nascosto per il pericolo.
Affidare missioni ad alto rischio a un avvocato rookie che non ha mai imbracciato un'arma, figuriamoci ucciso qualcuno, è oggettivamente una scommessa folle. Ma l'impulsività di Hendricks, che spesso lo caccia nei guai, diventa anche la sua arma segreta. Non ha strategie elaborate, non valuta i rischi con metodo. Semplicemente si butta e improvvisa. Ed è proprio questa capacità di adattarsi al caos, di trovare soluzioni mentre tutto va a rotoli, che lo rende prezioso. Nel mondo dello spionaggio, dove è impossibile prevedere tutte le mosse del nemico, un improvvisatore naturale può fare la differenza.
Se la prima stagione è sostanzialmente un'operazione interna alla CIA, la seconda alza drasticamente la posta in gioco coinvolgendo il National Intelligence Service della Corea del Sud. A questo punto, Hendricks ha fatto parecchia strada dal suo primo giorno passato a smistare lettere di minaccia. L'agenzia ha capito di cosa è capace e sfrutta sempre di più le sue peculiari abilità. Ma è proprio il suo status di rookie a renderlo vulnerabile. Nel mondo dello spionaggio, gli agenti vengono eliminati senza esitazioni quando rischiano di esporre i segreti dell'agenzia. Succede quando le missioni vanno storte.
"The Recruit" rappresenta molto più di un semplice cambio di registro per Noah Centineo. È la dimostrazione che un attore può evolvere, sorprendere, reinventarsi senza tradire ciò che lo ha reso riconoscibile. Quella simpatia da bravo ragazzo c'è ancora, ma ora porta con sé cicatrici, scelte difficili, conseguenze reali. La serie, creata da Alexi Hawley con la regia di Doug Liman, costruisce un thriller spionistico che non si prende troppo sul serio ma nemmeno scivola nella parodia.
Il mix tra commedia situazionale da ufficio e tensione da spy story funziona proprio grazie al personaggio di Owen. È abbastanza competente da essere credibile, ma abbastanza imperfetto da risultare umano. Le dinamiche con i colleghi, le tensioni con i superiori, i tradimenti, le alleanze instabili: tutto contribuisce a creare un ecosistema narrativo ricco e stratificato.
La serie offre quel cocktail di azione, intrigo e umanità che rende il binge-watching praticamente inevitabile. E per chi pensava di conoscere Noah Centineo solo come il fidanzatino ideale delle commedie romantiche, questa è l'occasione per scoprire un attore molto più sfaccettato di quanto sembrasse.