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Per i fan di Dark e Westworld, su Netflix c'è il loro erede spirituale (che ha anche il loro medesimo destino)

Scopri la serie Netflix erede di Dark e Westworld: analisi della serie sci-fi mystery-box cancellata dopo una stagione ma imprescindibile per gli amanti del genere.

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A fianco al successo di serie come Dark e Westworld, esiste una terza serie che si colloca esattamente sulla stessa traiettoria narrativa, un punto di congiunzione quasi perfetto tra queste due esperienze. Si chiama 1899, ed è stata creata dagli stessi autori di Dark, Baran bo Odar e Jantje Friese. Per chi ha amato l'intricata struttura temporale di Dark o si è perso nei loop esistenziali di Westworld, 1899 rappresenta l'evoluzione naturale di quel linguaggio narrativo. Una serie che non si limita a intrattenere, ma che destabilizza, interroga, costringe a ripensare tutto ciò che si credeva di aver capito.

La storia inizia apparentemente in modo lineare: siamo a bordo del Kerberos, un piroscafo che attraversa l'Atlantico alla fine del XIX secolo, trasportando passeggeri dall'Europa verso New York. Al comando c'è Maura Franklin, interpretata da Emily Beecham, una donna enigmatica che sembra nascondere segreti tanto profondi quanto quelli della nave stessa. Quando l'equipaggio intercetta un'altra imbarcazione data per dispersa, gli eventi prendono una piega che trascende ogni logica. Quello che sembrava un viaggio transoceanico si rivela ben presto qualcosa di radicalmente diverso.

La connessione con Dark è evidente fin dalla prima inquadratura. L'atmosfera cupa, i giochi di luce e ombra, la fotografia meticolosa che trasforma ogni frame in un quadro carico di significati nascosti: tutto riporta alla cifra stilistica che ha reso Dark un fenomeno globale. Ma non è solo una questione estetica. Come nella serie precedente, anche in 1899 la narrazione procede attraverso prospettive multiple, realtà sovrapposte e una struttura temporale che si piega su se stessa. Ogni episodio aggiunge pezzi al puzzle, ma solleva contemporaneamente nuovi interrogativi, mantenendo lo spettatore in uno stato di costante incertezza.

Westworld entra, invece, in gioco sul piano tematico e concettuale. La serie creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy ha costruito la sua fortuna attorno a un interrogativo: cosa succede quando i personaggi intrappolati in una narrazione prendono coscienza della propria condizione' Gli Host di Westworld, androidi programmati per vivere cicli infiniti all'interno di un parco a tema, scoprono gradualmente di essere pedine in un gioco più grande. La loro esistenza è una simulazione, un costrutto progettato da altri.

Questa stessa dinamica pervade ogni fotogramma di 1899. I passeggeri del Kerberos cominciano a sospettare che la loro realtà non sia autentica, che qualcosa o qualcuno stia manipolando gli eventi dall'esterno. Le certezze si sgretolano, i ricordi diventano inaffidabili, i confini tra ciò che è reale e ciò che è costruito si dissolvono. Proprio come Dolores Abernathy in Westworld, anche i protagonisti di 1899 si trovano intrappolati in loop esistenziali, costretti a ripetere schemi che non comprendono fino a quando non cominciano a intravvedere la verità.

Il fascino di 1899 risiede proprio in questa capacità di combinare il meglio di entrambe le tradizioni narrative. Da un lato, l'architettura complessa e la precisione quasi matematica di Dark, dove ogni dettaglio ha un significato e nulla è lasciato al caso. Dall'altro, l'esplorazione filosofica di Westworld, con le sue riflessioni sulla natura della coscienza, dell'identità e del libero arbitrio. Il risultato è una serie che non si accontenta di raccontare una storia, ma che invita a interrogarsi su cosa significhi davvero esistere.

1899 - Netflix

Eppure, per quanto ambiziosa e affascinante, 1899 condivide con Westworld un destino frustrante: nessuna delle due ha potuto raccontare la propria storia fino in fondo. Nonostante un'accoglienza positiva da parte della critica e una base di fan appassionati, Netflix ha cancellato 1899 dopo una sola stagione, lasciando irrisolti i misteri che aveva così accuratamente costruito. Una decisione che riecheggia quella presa da HBO nei confronti di Westworld, cancellata dopo quattro stagioni senza la possibilità di concludere l'arco narrativo come originariamente previsto.

La cancellazione di 1899 risulta particolarmente dolorosa considerando quanto fosse evidente l'intenzione di costruire una narrazione multi-stagionale. Come Dark, che si è dispiegata perfettamente in tre stagioni, anche 1899 era stata concepita come un progetto di lungo respiro. Le domande fondamentali rimangono senza risposta: qual è la vera natura della simulazione? Chi ha creato questo mondo artificiale e perché? Cosa si cela oltre i confini del Kerberos? Tutte questioni che avrebbero dovuto trovare risoluzione nelle stagioni successive, mai prodotte.

Ciononostante, 1899 rimane un'esperienza imprescindibile per chi ama il genere. Anche incompiuta, la serie offre uno sguardo profondo su temi universali: la natura dell'identità, il significato della memoria, la possibilità di sfuggire ai destini che altri hanno scritto per noi. Ogni episodio è un concentrato di idee audaci, visivamente stupefacente e narrativamente accattivante. Per gli standard della televisione contemporanea, rappresenta un esempio raro di ambizione creativa che non scende a compromessi.

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